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La Difesa europea non passa per la Nato | L’analisi di Paolo Gnes

Gli Stati Uniti hanno attaccato l’Iran senza consultare e, nella maggioranza dei casi, senza neppure informare gli alleati, i quali, sia pure con diversa intensità, hanno condannato l’aggressione, avvenuta in violazione del diritto internazionale, e non hanno preso parte al conflitto.

Non certo per solidarietà con il sanguinario regime degli Ayatollah, ma per profonde divergenze con gli Usa sul piano del metodo e del merito: rispetto dello stato di diritto anche sul piano internazionale, rifiuto di subire un trattamento da sudditi e non da alleati, riserve su un attacco condotto all’insegna dell’improvvisazione, senza tener conto delle disastrose conseguenze del blocco di Hormuz.

Blocco che gli Usa non hanno neppure cercato di prevenire, salvo pretendere l’intervento navale degli alleati Nato a danno compiuto, quando non avrebbe potuto conseguire alcun risultato, se non di additare il loro inevitabile rifiuto a concausa del disastro e dimostrazione della loro codardia.

Ora il Pentagono pretende la “punizione” degli alleati Nato “colpevoli” di aver rifiutato l’intervento navale a Hormuz e di aver posto limiti all’utilizzo delle basi militari: in testa la Spagna, di cui viene ventilata addirittura la richiesta di espulsione dall’Alleanza (peraltro non prevista dal Trattato) e il Regno Unito, al quale sarebbe tolto l’appoggio per le Falkland contro le rivendicazioni argentine.

Sullo sfondo resta la minaccia di Trump di far uscire gli Usa dalla Nato, decisione che peraltro compete al Congresso, al momento contrario.

Tali pretese sono totalmente infondate anche perché il Trattato Nord Atlantico configura un’alleanza difensiva, il cui intervento non può certo essere richiesto dal membro aggressore.

Non andrebbero prese in considerazione se non quale espressione del disagio di Washington per l’andamento della crisi mediorientale e per la crescente incompatibilità sul modo di intendere il ruolo della Nato tra le due sponde dell’Atlantico.

Sul primo aspetto, Teheran ha “visto” il bluff di Trump, rendendo palese il suo desiderio di disimpegno e indebolendo la sua posizione negoziale, al punto di costringerlo a sospendere la trattativa.

L’ultimo rilancio iraniano — sbloccare subito Hormuz e poi riprendere il negoziato sull’arricchimento dell’uranio — se in buona fede, andrebbe tuttavia recepito con attenzione.

Il secondo aspetto — quale ruolo — è il vero problema per la Nato oggi.

Washington ha confermato in questa occasione la sua visione, peraltro chiaramente enunciata nel documento sulla National Security Strategy, nella quale la Nato resterebbe di fatto l’organo di governo dei singoli paesi europei disposti ad “allinearsi” (non più ad allearsi) su base bilaterale alle direttive Usa, con l’obiettivo di frantumare l’Ue in modo da rendere totale la loro dipendenza da Washington non solo per la difesa, ma per l’intera “strategia”.

Tale visione esclude alla radice la possibilità di utilizzare la Nato per la difesa di un’Europa libera e indipendente, che richiede innanzitutto un autogoverno realizzabile solo da un’Unione federale che abbia il controllo diretto delle sue Forze Armate.

Senza escludere che a quel punto l’Unione possa partecipare unitariamente a una Nato adeguatamente rivista per continuare a svolgere, in condizioni di pari dignità, il suo ruolo di alleanza dell’Occidente.

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