Sul Corriere della Sera Angelo Panebianco si chiede cosa impedisca a segmenti delle élites politiche e intellettuali occidentali, dotate del potere di influenzare rilevanti settori dell’opinione pubblica, di solidarizzare con Kiev e forse, domani, con Taiwan.
Se se ne ascoltano attentamente i discorsi, osserva Panebianco, si constata che nei loro ragionamenti compare sempre una doppia equiparazione: fra democrazie e regimi autocratici da un lato, fra presenza occidentale nel mondo («l’impero americano») e quella delle autocrazie dall’altro.
I meno ipocriti lo dicono apertamente, gli altri lo fanno comunque capire: le democrazie occidentali sarebbero finte democrazie, regimi che mascherano, con la retorica democratica, il dominio oligarchico, il dominio di pochi ricchi.
All’equiparazione fra democrazie e autocrazie corrisponde quella fra gli imperi veri e presunti.
America, Russia, Cina starebbero nello stesso mazzo, si assomiglierebbero.
Con la differenza che l’America è più potente e quindi molto più pericolosa.
Pertanto, se si deve scegliere, nella competizione fra imperi, da che parte stare, è meglio opporsi all’America.
Si tenga sempre d’occhio la doppia equiparazione proposta dai più severi critici europei delle nostre democrazie.
Segnala due cose.
La prima è che il futuro della democrazia, anche in Europa, non è assicurato una volta per tutte.
Come negli anni Venti e Trenta dello scorso secolo le circostanze possono offrire a élites alienate l’occasione per farsi strada verso i Palazzi del potere.
La seconda è che per mantenere la solidarietà occidentale se e quando scoppiano guerre che rappresentano per l’Occidente una minaccia esistenziale, occorrono sia leader all’altezza della sfida sia una laboriosa e faticosa opera di convincimento per impedire che settori rilevanti dell’opinione pubblica si perdano, come nel mito, seguendo il canto di certe sirene.
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