“Con una evidente situazione di crisi generalizzata nella Repubblica federale tedesca, con i sussulti e le reazioni che ne seguiranno nell’anno delle elezioni europee, converrà cominciare a fare i conti”. Lo scrive Marco Bascetta sul Manifesto osservando che “l’estensione sociale e politica della crisi è ancora più ampia, profonda e articolata: il buco di 60 miliardi prodotto dalla sentenza della corte irradia i suoi effetti in diverse direzioni e in aggrovigliati nodi politici. Tra i più visibili la straordinaria mobilitazione dei contadini contro la sia pur progressiva eliminazione delle agevolazioni fiscali tra le quali il costo calmierato del diesel agricolo.
Tuttavia, a sottendere il movimento di protesta, in Germania e in buona parte del nord Europa, è l’ostilità crescente verso le politiche di sostenibilità ambientale europee e nazionali, che imporrebbero la rinuncia tendenziale a diversi strumenti chimici delle colture intensive e a restrizioni nello sfruttamento del territorio e nell’estensione degli allevamenti. Con l’argomento dell’inevitabile aumento di prezzo dei prodotti agricoli – osserva Bascetta – il movimento si assicura poi l’appoggio dei consumatori. Sebbene la protesta abbia diverse valide ragioni, nondimeno si tratta di vento in poppa per le destre nazionaliste europee, a cominciare da Afd che cavalca il movimento in Germania.
Resta il fatto che la Germania come “modello” è in pezzi e al centro del disastro c’è la fine dell’Est europeo come terreno di espansione economica e culturale della Rft. Kaczynski a Varsavia, fuori dal governo ma non dai giochi, tuona contro l’’imperialismo tedesco’, da Budapest a Praga e Bratislava gli umori antitedeschi (e i conflitti con la Ue) crescono costantemente. La fase del dopo ’89, quando Berlino accompagnava le società postsocialiste a suon di bacchettate nel magico mondo dell’economia di mercato, si è definitivamente conclusa con una buona dose di risentimento.
La Germania è tra i paesi maggiormente danneggiati dall’attuale contingenza geopolitica e di conseguenza l’Europa intera ne soffrirà. Un’ondata di scioperi e manifestazioni sta per investire la Rft. Potrebbe essere l’occasione buona per rimettere in discussione quegli austeri dogmi di stabilità che nessuna stabilità assicurano più. Ma per ora – conclude – il governo di Berlino non sembra propenso a coglierla”.
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