“L’uscita dei liberali dalla coalizione che sostiene il governo di Berlino è una buona notizia per la Germania e anche per l’Europa”.
Così Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera: “I liberali, e soprattutto il loro leader, Christian Lindner, fino a ieri ministro delle Finanze, hanno condizionato il governo del cancelliere Olaf Scholz insistendo su un’applicazione rigida della legge sul «freno al debito», una norma che di fatto non consente spese in deficit, neppure per investimenti pubblici.
È inutile illudersi. Senza i liberali Scholz non supererà il voto di fiducia del Bundestag necessario per approvare la legge di bilancio e la Germania tornerà presto alle urne.
Ma le dimissioni di Lindner e il ritorno di Trump alla Casa Bianca pongono Berlino di fronte a scelte che finora ha cercato di mascherare e che da qualche tempo sono emerse nel dibattito tedesco.
I Paesi dell’Ue non possono più illudersi che l’ombrello americano continui a proteggerli gratuitamente.
E presto, io spero, si porrà il problema della ricostruzione dell’Ucraina: gli americani, anche l’amministrazione Biden, hanno sempre detto che quei costi dovranno essere pagati dagli europei.
Oggi – osserva l’editorialista – Trump a ovest, e a est il progetto di Putin di ricreare una Grande Russia autocratica e il disegno di Xi di imporre l’egemonia della Cina nella tecnologia, richiedono un’Europa forte.
L’alternativa è lasciare in eredità ai nostri figli una provincia, magari senza debito, ma irrilevante e sottomessa.
Il mondo è diventato per l’Europa un luogo insicuro.
Il punto di partenza è un debito europeo comune, senza il quale oggi è impossibile finanziare la ricostruzione dell’Ucraina, o costruire un sistema di difesa che ci renda indipendenti, per quanto possibile, dagli Stati Uniti, o la ricerca sulla fusione nucleare, la vera sfida della transizione verde.
Occorre abbandonare l’idea che il debito sia solo un onere trasmesso alle generazioni future.
Se consentirà loro di vivere in un continente libero e che cresce perché collocato sulla frontiera della tecnologia, ripagare il debito non sarà necessariamente un onere.
Perché – conclude – ciò che conta non è il debito in sé, ma il debito in rapporto al Pil: e se l’economia cresce quel rapporto scende da solo e il debito non va ripagato”.








