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La crescita dell’economia stenta, lo slancio arriverà nel 2025 | Lo scenario di Banca d’Italia

In Italia “la crescita dell’economia stenta a recuperare vigore”. È quanto scrive la Banca d’Italia nel bollettino economico, secondo cui “nel quarto trimestre del 2024 l’attività economica si è mantenuta debole, risentendo, come nel resto dell’area dell’euro, della persistente fiacchezza della manifattura e del rallentamento dei servizi”.

“Nelle nostre proiezioni, elaborate nell’ambito dell’esercizio coordinato dell’Eurosistema (diffuse a dicembre, ndr), la crescita acquisirebbe slancio nel corso di quest’anno, collocandosi intorno all’1% in media nel triennio 2025-27, con +0,8% nel 2025 e +1,1% nel 2026.”

In prospettiva, tali incrementi dei dazi, scrive Via Nazionale, “potrebbero avere un effetto negativo non trascurabile sulle nostre vendite nei mercati internazionali”.

Secondo le valutazioni della banca, “le vendite di beni in volume, depurate dagli effetti della stagionalità, sarebbero state stagnanti nel bimestre ottobre-novembre; quelle verso gli Stati Uniti appaiono in calo, ma potrebbero temporaneamente aumentare nel breve termine, qualora le imprese decidessero di anticipare i propri ordini in previsione di possibili incrementi dei dazi.”

La rilevanza del mercato statunitense è eterogenea tra comparti. Secondo i dati di commercio estero relativi al 2023, la cantieristica navale e quella aerospaziale (incluse nella voce “altri mezzi di trasporto”) sono i comparti più esposti nei confronti degli Stati Uniti, con oltre un quarto delle vendite estere dirette verso tale mercato.

Quest’ultimo assorbe una quota rilevante (tra il 10% e il 16%) del complesso delle esportazioni anche in altri settori, tra cui la farmaceutica, gli “altri prodotti manifatturieri” (come gioielli, occhialeria, mobili), il comparto automobilistico (principalmente prodotti finiti di alta gamma), la meccanica, i prodotti alimentari e i petroliferi raffinati.

Dal lato delle importazioni, l’incidenza degli Stati Uniti è contenuta in tutti i settori, tranne in quelli dell’energia (petrolio e gas naturale liquefatto, 10%) e della farmaceutica (12%).

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