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La Commissione UE lascia più tempo all’Italia per avviare la riduzione del debito pubblico | L’analisi di Stefano Micossi

“La Commissione Ue ha varato le proposte del regolamento e delle direttive che fissano le nuove regole per la politica economica.

I punti chiave sono l’obbligo per i paesi ad alto debito alla riduzione del debito pubblico (almeno lo 0,5% all’anno, una cifra solo simbolica), garantito da una regola pluriennale operativa sul controllo della spesa pubblica.

Quel che forse non è stato ben compreso (ad esempio in alcuni commenti di stampa) è che il periodo iniziale di 4 anni (estendibile a 7 anni con un rafforzamento degli obblighi su investimenti e riforme) non è l’arco di tempo in cui realizzare il calo del debito in rapporto al PIL, ma il periodo in cui mettere il debito pubblico in sicurezza sulla traiettoria del piano nazionale (verificata dalla Commissione)”.

Lo sostiene l’economista Stefano Micossi.

“Dunque, onore a Gentiloni, il quale finora è riuscito a disinnescare la mina di una riduzione troppo rapida (deflazionistica) del debito, dando così un tempo non breve ai paesi per fissare il sentiero di riduzione.

Resta curiosa la posizione assunta fin qui dal governo tedesco, che chiedeva un impegno di riduzione del rapporto debito/PIL di almeno un punto percentuale di PIL, cioè assai poco, data la crescita prevista del PIL nominale, e si è contentato della metà, forse per accomodare le richieste di spesa dei Verdi sul fronte domestico” spiega Micossi dalle colonne del magazine digitale Inpiù.net.

“Quel che troviamo ora come Italia è uno spazio (e un tempo) molto ampio per avviare la riduzione del rapporto debito/PIL, che può riproporre una seria questione di credibilità se continuiamo a ciurlare nel manico, rinviando, rinviando e ancora rinviando, come hanno fatto tutti gli ultimi governi.

Alla fine, se non saremo seri, il conto potrebbero presentarcelo gli investitori internazionali” conclude.

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