Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

[L’analisi] Entro 2040 più di 1 famiglia su 5 senza figli. La tragedia silenziosa che rischia di compromettere il futuro dell’Italia

Secondo i dati emersi dagli ultimi report dell’Istat, si prevede una decrescita della popolazione in Italia nel prossimo decennio: da 59,6 milioni al primo gennaio 2020 (punto base delle previsioni) a 58 milioni nel 2030, con un tasso di variazione medio annuo pari a -2,9. Nel medio termine la diminuzione della popolazione risulterebbe più accentuata: da 58 milioni a 54,1 milioni tra il 2030 e il 2050 (tasso di variazione medio annuo pari al -3,4). Anche Papa Francesco ha rivolto un appello alle famiglie italiane, e ai giovani in particolare, definendo “una tragedia” il calo della natalità e spronando a fare figli.

Le conseguenze della dinamica demografica prevista sulla popolazione totale si fanno più importanti nel lungo termine: tra il 2050 e il 2070 la popolazione diminuirebbe di ulteriori 6,5 milioni (-6,4 in media annua). Sotto tale ipotesi la popolazione totale ammonterebbe a 47,6 milioni nel 2070, conseguendo una perdita complessiva di 12,1 milioni di residenti rispetto a oggi. Previsto in crescita il numero di famiglie ma con un numero medio di componenti sempre più piccolo. Avremo meno coppie con figli, e più coppie senza: entro il 2040 una famiglia su quattro sarà composta da una coppia con figli, più di una su cinque non avrà figli.

Sicuramente la pandemia, con cui il nostro Paese sta facendo i conti dal febbraio del 2020, ha contribuito moltissimo al calo dei nati, fenomeno che anche nel 2021 è andato avanti con il suo trend negativo. Nel 2020 i nati sono stati poco meno di 405mila (404.892 per la precisione, -15 mila sul 2019 pari a -3,6%). Il calo (-2,5% nei primi 10 mesi dell’anno) si è accentuato a novembre (-8,3% rispetto allo stesso mese del 2019) e dicembre (-10,7%), mesi in cui si cominciano a contare le nascite concepite prima dell’arrivo dell’ondata epidemica.

Nel 2020 le donne residenti in Italia tra 15 e 49 anni hanno in media – secondo il report dell’Istat – 1,24 figli (1,27 nel 2019), accentuando la diminuzione in atto dal 2010, anno in cui si è registrato il massimo relativo di 1,44. Per trovare livelli di fecondità così bassi per il complesso delle donne residenti bisogna tornare indietro ai primi anni Duemila. La denatalità è proseguita nel 2021. Nei primi 9 mesi di quest’anno le nascite in Italia sono state 12.500 in meno rispetto allo stesso periodo del 2020, un calo quasi doppio rispetto a quanto osservato tra gennaio e settembre dell’anno precedente.

«Il forte calo dei nati a gennaio 2021, tra i più ampi mai registrati, dopo quello già marcato degli ultimi due mesi del 2020 – si legge nel rapporto Istat – lascia pochi dubbi sul ruolo svolto dall’epidemia. Il crollo delle nascite tra dicembre e febbraio, riferibile ai mancati concepimenti della prima ondata pandemica, poteva essere dovuto al posticipo di pochi mesi dei piani di genitorialità. Tuttavia, dai primi dati disponibili, tale diminuzione sembra l’indizio di una tendenza più duratura in cui il ritardo è persistente o, comunque, tale da portare all’abbandono nel breve termine della scelta riproduttiva».

«Nel Nord-ovest del nostro Paese, più colpito dalla pandemia durante la prima ondata, a dicembre il calo ha toccato il 15,4%. Il clima di incertezza e le restrizioni relative al lockdown sembrano dunque aver influenzato la scelta di rinviare il concepimento. A gennaio 2021 si è rilevata la massima riduzione di nati a livello nazionale (13,6%), con picco nel Sud (-15,3%) che è proseguita, più contenuta, anche a febbraio (-4,9%); queste nascite sono, per la quasi totalità, riferibili ai concepimenti di aprile e maggio 2020».

Lo scorso 23 novembre il presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo, intervenendo a “Welfare Italia Forum” organizzato dal Gruppo Unipol in collaborazione con The European House-Ambrosetti, ha rappresentato in modo chiaro la situazione: «Il numero dei morti per Covid è equivalente a quelli dei primi tre anni della Seconda guerra mondiale. La popolazione italiana è sempre cresciuta, ma dal 2014 ha cominciato a diminuire, se il 2020 è l’anno della mortalità, il 2021 è l’anno degli effetti sulla natalità. Solo marzo 2021 è andato meglio di marzo 2020 ma solo perché c’è stata un’illusione di ripresa. Nel 2021 i nuovi nati saranno meno di 400 mila. Serve un Welfare capace di reggere agli assestamenti del futuro».

Il deficit di nascite del 2020 rispetto ai decessi è tutto dovuto alla popolazione di cittadinanza italiana (-386 mila), mentre per la popolazione straniera il saldo naturale è rimasto ampiamente positivo (+50.584). Il record minimo delle nascite (405 mila scarsi) e l’elevato numero di decessi (740 mila) hanno aggravato la dinamica naturale negativa che caratterizza il nostro Paese. E secondo l’Istat, nel 2020 il deficit di “sostituzione naturale” tra nati e morti (saldo naturale) ha raggiunto in Italia -335 mila unità, un valore inferiore, dall’Unità d’Italia, solo a quello record del 1918 (-648 mila), quando l’epidemia di “spagnola” contribuì a determinare quasi la metà degli 1,3 milioni di decessi registrati in quell’anno.

Al 31 dicembre 2020, data di riferimento della terza edizione del Censimento permanente, la popolazione in Italia ha contato 59.236.213 residenti, in calo dello 0,7% rispetto al 2019 (-405.275 individui). Un calo, secondo l’Istat nel censimento Popolazione residente e dinamica demografica anno 2020, “attribuibile prevalentemente alla dinamica demografica tra il primo gennaio e il 31 dicembre 2020: infatti, il saldo dovuto al movimento demografico totale (saldo naturale più migratorio), desumibile dalle fonti anagrafiche, ha fatto registrare 362.507 unità in meno. La popolazione in Italia è diminuita in tutte le regioni, soprattutto al Sud e nelle Isole. I cali maggiori si sono osservati in Molise (-2,1%), Calabria (-1,8%), Campania (-1,5%) e Sardegna (-1,3%).

Tutte le regioni hanno registrato una contrazione di popolazione residente ad eccezione della Toscana, che ha mostrato una variazione pressoché nulla rispetto al 2019 per effetto del recupero censuario che ha annullato il contributo negativo della dinamica demografica. E dando per scontata una decrescita della popolazione nel prossimo decennio, il futuro in Italia sarà meno residenti, più anziani e famiglie più piccole. Il rapporto tra giovani e anziani sarà di 1 a 3 nel 2050 mentre la popolazione in età lavorativa scenderà in 30 anni dal 63,8% al 53,3% del totale. Una crisi demografica che avrà i suoi effetti sul territorio: entro 10 anni l’81% dei Comuni avrà subito un calo di popolazione, l’87% nel caso di Comuni di zone rurali.

Gigi De Palo, presidente nazionale del Forum delle famiglie e ideatore degli Stati Generali della natalità, commentando l’ultimo report Istat, ha parlato «di numeri da bollettino di guerra» e definito «angoscianti» i dati sulla denatalità. «Ormai non si tratta di trovare il colpevole» il commento di De Palo che ha annunciato per maggio prossimo gli Stati Generali della Natalità, «ma di cominciare a fare qualcosa che possa invertire la rotta».

«La natalità, inutile girarci intorno, è la nuova questione sociale. Non tentiamo nemmeno più di fare analisi. Per questo servono decisioni politiche immediate e serie. Risoluzioni che non ammettono divisioni. Perché non immaginare una sorta di “clausola di salvaguardia” per la famiglia, una “valutazione dell’impatto” da prevedere per le misure che possono ricadere sui nuclei con prole. Ma come si può anche lontanamente immaginare di cambiare qualcosa se oggi la seconda causa di povertà in Italia è la nascita di un figlio? Non dovremmo parlare di altro, né scioperare contro una manovra finanziaria che riguarda – che lo si voglia o no – chi ancora deve nascere e non può scioperare».

«Oggi dovremmo incominciare a chiederci se ha ancora senso parlare di equità trascurando di distinguere tra genitori e no, e se ha senso un fisco che ancora una volta dimentica i carichi familiari e la fatica di educare e crescere i cittadini di domani», afferma. «Per questo» la conclusione di De Palo «urge un piano nazionale per la natalità che coinvolga tutti e che utilizzi le risorse del Pnrr. Stiamo scomparendo e questo sembra non interessare nessuno, tanto quando crollerà tutto noi non ci saremo. Ma i nostri figli sì».

Per saperne di più:

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.