Le ultime proiezioni della Banca d’Italia sull’economia italiana riservano una sorpresa interessante: per il 2022 l’indice dei prezzi al consumo (IPCA) sarà aumentato dell’8,8% in media d’anno, mentre il deflatore dei consumi interni aumenterà solo del 6,8%.
Una differenza di due punti percentuali non è poca cosa nell’anno dell’iperinflazione da energia.
E la differenza dovrebbe continuare anche nel prossimo anno, con un aumento nel 2023 previsto del 7,3% per l’indice IPCA contro un più moderato 5,5% del deflatore dei consumi.
In due anni la differenza cumulata tra le due valutazioni ammonta a ben 4,1 punti percentuali.
Questa differenza dipende da come sono calcolati i due indici: il primo, a base fissa, segna la variazione dei prezzi come se i consumatori non avessero cambiato la struttura della propria spesa.
Il secondo, a base variabile, indica la variazione dei prezzi dopo che i consumatori hanno modificato la loro spesa per ridurre l’impatto dell’inflazione.
La differenza di oltre 4 punti tra i due sta a significare che le famiglie italiane hanno reagito all’aumento dei prezzi e si sono difese modificando la struttura dei consumi, pur se, ovviamente, non sono riuscite ad annullare i rincari.
E questa è una buona notizia in tempi d’inflazione che si combatte anche con le reazioni dei consumatori.
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