La crisi della Germania sta impattando duramente anche sulle imprese italiane che segnano il passo con un calo che, avverte l’Istat, potrebbe essere ancora lontano dalla conclusione.
La produzione industriale, infatti, inverte la rotta rispetto al mini-rimbalzo di maggio e giugno e a luglio arretra dello 0,9% su base mensile, realizzando su base annua la 18esima frenata consecutiva, un calo del 3,3%.
Nella periodica nota di aggiornamento sull’andamento dell’economia l’Istituto di Statistica rileva una crescita del Pil per i mesi di luglio e agosto ancora debole.
In particolare appaiono in difficoltà i consumi, mentre si confermano le buone dinamiche di occupazione e prezzi.
La premier Meloni su X coglie questo aspetto per inserire una nota di ottimismo in un quadro per il resto non certo brillante: “Aumentano i lavoratori, aumenta l’occupazione femminile, aumentano le persone che vogliono mettersi in gioco e investire sulla propria professione – scrive -.
Avanti su questa strada, per un’Italia che investe sul lavoro, sulla crescita e sul suo futuro”.
Tuttavia il quadro della produzione industriale appare ancora squilibrato con poche eccezioni come l’energia, che contribuisce a rendere meno pesante la media.
Il dato peggiore è per le auto, che cedono su base annua il 35% in termini di produzione.
“A luglio l’indice della produzione automotive italiana registra una flessione a doppia cifra per il quinto mese consecutivo – afferma Gianmarco Giorda, Direttore Generale di Anfia – complice il forte ribasso, -54,7%, registrato dalla produzione di autovetture – così come l’indice della produzione di parti e accessori per autoveicoli e loro motori, che chiude a -20,1%.
Auspichiamo che l’attuazione delle misure proposte nell’ambito dei lavori del Tavolo Sviluppo Automotive al MIMIT possa dare concretezza, tra gli altri obiettivi, ad un progressivo incremento dei volumi produttivi nazionali, garantendo anche un fattivo coinvolgimento della componentistica italiana e del suo potenziale di innovazione in questo processo di rilancio”.
Altro nodo evidente è per il tessile-abbigliamento, che acuisce le difficoltà già viste negli ultimi mesi, cedendo oltre il 18% in termini di produzione e pagando i minori acquisti di prodotti italiani da parte delle griffe, come accade in particolare nel distretto della pelle di Firenze.
Ancora una volta male i mezzi di trasporto, giù a doppia cifra per l’effetto-auto, ma in frenata sono anche legno-carta, impianti, metallurgia, gomma-plastica e farmaceutica.
Con il calo di luglio si appesantisce il bilancio 2024, che vede ora una produzione in calo del 3,2%: nei sette mesi, soltanto alimentare e chimica tra i comparti manifatturieri hanno un bilancio positivo.
Il tessile – abbigliamento è il comparto peggiore dei primi sette mesi dell’anno, in calo di quasi 11 punti tra gennaio e luglio.
Appena un poco meglio va ai mezzi di trasporto, affondati dalle auto ma sostenuti da aerei, navi e treni, comparto che nel 2024 cede l’8,1%.
Il commento dell’Istat non è confortante: “La fase di discesa dell’indice della produzione industriale, comune anche ad altri Paesi dell’Ue e particolarmente marcata in Germania, non sembra ancora conclusa”.
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