In quattro giorni, in Emilia Romagna, è caduta la pioggia di un anno provocando alluvioni che hanno provocato la stessa devastazione del terremoto.
I danni sono ancora da calcolare, ma sicuramente si tratterà di alcuni miliardi.
La Regione si rialzerà, ma il governo deve intervenire immediatamente nominando un commissario.
È quanto spiegato dal governatore della Regione, Stefano Bonaccini.
Immediata la risposta del governo che martedì prossimo, durante il Consiglio dei ministri, proclamerà lo stato di calamità.
In tarda mattinata il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin incontrerà Bonaccini.
DANNI PER ALCUNI MILIARDI
“La portata della devastazione del maltempo è quella di un altro terremoto: saranno danni quantitativamente minori, ma saranno di qualche miliardo di euro”, ha detto su Rai3 Bonaccini assicurando che, “come per il terremoto, ricostruiremo tutto.
Al governo abbiamo detto che abbiamo bisogno di tante risorse, ma anche di norme speditive.
C’è bisogno di un commissario straordinario, adempimenti per i lavoratori, per prorogare scadenze, mutui rate, tanti investimenti”.
SOMMERSI DALL’ACQUA
“Il 2-3 maggio, in 36 ore, è caduta l’acqua di 4 mesi.
Ieri e l’altro ieri, in altre 36 ore, quella di sei mesi.
In quattro giorni è caduta l’acqua di un anno e ci sono ancora alcuni allagamenti perché l’acqua è caduta su un terreno che non riesce ad assorbire nulla”, ha continuato Bonaccini.
“L’Italia è un paese che nel dopoguerra ha investito molto poco sulla prevenzione, quindi bisogna recuperare un ritardo storico.
Il surriscaldamento del globo comporta che questi fenomeni accadano ormai quasi ogni settimana: dobbiamo inquinare meno per evitare il riscaldamento del globo e avere un piano di lotta al dissesto idrogeologico”.
CDM DICHIARERA’ STATO DI CALAMITA’
“Martedì verrà dichiarato lo stato di calamità.
Ci vuole un atto governativo per fare quello e si risponderà ai primi interventi già annunciati, il blocco dei mutui e delle riscossioni tributarie”, ha detto Pichetto Fratin, a Radio Anch’io, spiegando che “sono tutti interventi che necessitano dell’intervento del Consiglio dei Ministri per decreto.
In strettissimo rapporto con le autorità locali, tra oggi e domani si tenterà di capire la gravità dell’emergenza e i primi interventi.
L’Emilia Romagna è la regione d’Italia a più alto rischio di esondazioni ma si è verificato un fenomeno particolare perché lo stesso mare non è stato più in grado di ricevere”.
TROPPI NO DANNEGGIANO L’ITALIA
“Troppi no hanno fatto male all’Italia, aggravando i problemi idrogeologici che si sommano a quelli derivati dall’emergenza idrica”, ha detto il vicepremier e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, aggiungendo che “gli interventi per fronteggiare i problemi idrogeologici servono per mettere in sicurezza i territori, mentre l’idrico vede il Mit in prima linea e serve per gestire la risorsa-acqua.
Su questo tema, abbiamo 11 dighe commissariate per problemi che ne rallentano la conclusione o la manutenzione”.
“Quattro impianti (tre in Sardegna e uno in Sicilia) hanno una gestione speciale perché hanno bisogno di essere completati, in un caso – in Campania – mancano interventi rilevanti a valle della diga, sei strutture sarde non possono essere riempite al 100% per drammatica mancanza di manutenzione: devono essere messe in sicurezza.
In tutto, prevediamo investimenti da 3 miliardi che comprendono anche i lavori per l’acquedotto del Peschiera alle porte di Roma”, ha continuato Salvini.
“In Emilia-Romagna, c’è la diga di Vetto: abbiamo già assegnato 3,2 milioni per la progettazione e confidiamo che il dossier venga sbloccato al più presto.
Siamo determinati ad accelerare, costruire, ricorrere ad altri eventuali commissariamenti: i No ideologici hanno aggravato i problemi idrogeologici e hanno rallentato la corretta gestione delle risorse idriche.
Dobbiamo cambiare strada: si può fare, lo faremo”, ha concluso.
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