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In 10 anni -3 punti di prelievo fiscale sui dipendenti, ma il fiscal drag pesa per 3,6 | L’analisi di Upb

Da un’analisi condotta con il modello di microsimulazione dell’Upb emerge che per il complesso dei lavoratori dipendenti le modifiche normative hanno comportato una riduzione del prelievo di circa 3 punti percentuali, che viene tuttavia più che compensata dall’effetto del drenaggio fiscale, pari a circa 3,6 punti percentuali, con un saldo sul reddito disponibile negativo per circa 0,6 punti.

Per i pensionati e gli autonomi entrambi gli effetti, della normativa e del drenaggio fiscale, sono di entità minore.

È quanto emerge dal rapporto sulla politica di bilancio dell’Ufficio parlamentare di bilancio, che contiene un’analisi sull’evoluzione della tassazione sulle famiglie nell’ultimo decennio.

A queste modifiche della struttura dell’imposta personale, sottolinea l’Upb, si è affiancata una progressiva erosione della base imponibile dell’imposta, che ha ridotto l’equità del prelievo e la sua capacità redistributiva.

Se già dalla sua introduzione i redditi di natura finanziaria furono esclusi dalla base imponibile dell’imposta progressiva, nel tempo diverse altre forme di reddito sono state sottoposte a prelievo cedolare o del tutto esentate.

Ad esempio, per il lavoro autonomo il regime cedolare, inizialmente previsto per i contribuenti minimi, è stato ampliato tre volte nell’ultimo decennio rimuovendo i vincoli che in precedenza ne limitavano l’accesso e portando il limite massimo dei ricavi per accedervi a 85.000 euro.

In questo modo è stata sottratta alla progressività dell’Irpef una quota rilevante del reddito da lavoro autonomo, comportando una violazione del principio di equità orizzontale del prelievo, creando disparità di prelievo sia tra percettori di diverse tipologie di reddito (lavoratori autonomi e dipendenti), sia tra lavoratori autonomi.

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