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Impero Armani: Golden Power? È inappropriato anche solo evocarlo | L’analisi di Luca Picotti dell’Osservatorio Golden Power

“È inappropriato anche solo evocare” un possibile ricorso al Golden Power da parte del governo italiano nello scenario di una cessione dell’impero Armani come scudo anti francese.

È l’analisi di Luca Picotti, avvocato e saggista, membro dell’Osservatorio Golden Power, interpellato in merito ai rumors giornalistici sull’ipotesi che l’esecutivo possa intervenire per tutelare l’italianità dell’eredità dello stilista da colossi francesi come Luis Vuitton, L’Oreal o EssilorLuxottica, sulla base del testamento dello stesso Giorgio Armani che ha prefigurato la cessione di quote.

Nei confronti di player europei il Golden Power “è applicabile, al di là del campo della sicurezza e difesa, solo laddove vi sia un’acquisizione del controllo e solo nel settore trasporti, energia, comunicazioni, salute, agroalimentare e finanziario”, è l’elemento che l’esperto mette in evidenza.

Per Picotti infatti “lo strumento” del Golden Power “sebbene non nuovo ad applicazioni larghe, rimane fino a prova contraria circoscritto in un perimetro di legalità”.

“Non bisogna confondere asset e settori coperti dalla disciplina con generici riferimenti alle eccellenze italiane”, è la spiegazione di Picotti.

Armani “è senz’altro una storia, un know-how, un nome rappresentativo del Made in Italy e di un patrimonio nazionale che si vorrebbe rimanesse, per l’appunto, nazionale. Ma non ci si può aspettare che il Golden Power faccia tutto: se ci sono delle disposizioni testamentarie che indicano tra i possibili futuri acquirenti due soggetti francesi, perché si sono costruiti un ruolo leader del settore, trattasi di una realtà di fatto che nessun potere speciale può cambiare”.

Picotti entra più nel tecnico, considerando i profili “che vanno ad escludere, a mio parere, qualsivoglia astratta invocazione dello strumento”.

“Nei confronti di soggetti europei il Golden Power – dice Picotti – è applicabile, al di là del campo della sicurezza e difesa, solo laddove vi sia una acquisizione del controllo e solo in determinati settori, vale a dire trasporti, energia, comunicazioni, salute, agroalimentare e finanziario – e su quest’ultimo l’abbiamo imparato in questi mesi. Nel caso di specie abbiamo due investitori europei, un settore, la moda, non ricompreso e inoltre un’operazione che vede, in un primo momento, la cessione di un 15%, quindi neanche di controllo”.

Secondo Picotti, parliamo, soprattutto per quanto concerne la prima fase, di un’operazione (cessione del 15%) “già di per sé irrilevante in caso di investitore europeo, a maggior ragione atteso il settore, non ricompreso a ben vedere nella normativa in generale, sicuramente non nei settori specifici di rilevanza in ambito infra-Ue. Nella seconda fase avremmo sì una potenziale acquisizione del controllo, ma rimarrebbe l’irrilevanza del settore”.

“Va da sé che i limiti del Golden Power, che per fortuna esistono, non devono fare dimenticare l’effettiva importanza dell’eccellenza nazionale Armani. Per questo è legittimo tratteggiare delle strade alternative, o non così nette come la cessione ai big della moda francesi. In questo senso, non solo c’è l’interessante possibilità di una partecipazione della italo-francese EssilorLuxottica, ma pure, e soprattutto, l’auspicabile via della quotazione. Un’eccellenza italiana quotata nella Borsa italiana, con un azionariato più largo che può fare spazio a diversi investitori e risparmiatori domestici”.

“Si ragioni su questo più che sul Golden Power”, conclude Picotti.

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