Lo “ius scholae” può essere una misura non solo utile nell’ambito dell’ampliamento dei diritti, ma anche per gli equilibri demografici, economici e previdenziali. A sostenerlo è l’imprenditore Riccardo Illy. «Dallo “ius soli”, il diritto alla cittadinanza basato sul luogo di nascita, siamo passati allo “ius scholae”, ovvero quello basato sul luogo di studio. Il primo è naufragato al Senato dopo un tormentato iter parlamentare; il secondo viene proposto oggi, come ripiego, nuovamente dal Pd. Va ricordato che lo ius soli vige in molti paesi, Stati Uniti inclusi, così come quello scholae, molto diffuso nei paesi europei».
«La proposta attualmente in discussione prevede la cittadinanza per coloro che, nati o arrivati prima dei 12 anni in Italia, concludono qui il ciclo di studi di cinque anni. Oltre a motivi di equità nei confronti di questi giovani e di equiparazione del nostro ordinamento giuridico in materia a quello dei paesi più avanzati vi sono ragioni demografiche e finanziarie a sostegno della nuova legge», scrive sul magazine online InPiù.net.
«La situazione demografica italiana è tragica; non solo il saldo naturale, a causa del secondo peggiore tasso di natalità al mondo (dopo il Giappone), è pesantemente passivo. Anche quello migratorio, a causa del calo degli arrivi e della intensificazione delle partenze (sia verso altri paesi europei con remunerazioni migliori sia rimpatri) porta il segno meno. Le proiezioni Istat prevedono infatti che fra alcuni decenni la popolazione italiana sarà dimezzata. Non lo saranno i “costi di struttura” della pubblica amministrazione, mettendo così a rischio strutturale l’equilibrio dei nostri conti pubblici».
«Su scala minore lo ha segnalato il presidente dell’Inps Tridico, esprimendosi a favore dello ius scholae. Che non invertirebbe di certo la tendenza demografica, ma almeno la attenuerebbe, con beneficio per l’ente previdenziale. Ottenere la cittadinanza, per un giovane immigrato, non significa solo semplificare la vita sua e dei genitori (basti pensare a quanti documenti e permessi debbano richiedere nei paesi d’origine), ma anche motivare la sua permanenza, anche in età lavorativa, in Italia».
«Oggi invece si sfiora l’assurdo; migranti minori non accompagnati vengono accuditi e istruiti dallo Stato italiano. Quando finalmente potrebbero “restituire”, lavorando, la legge prevede invece che, avendo raggiunto la maggiore età, debbano essere rimpatriati! La legge sullo ius scholae non avrà comunque un iter facile; i partiti di destra la osteggiano con argomenti demagogici e perché sanno che assieme al diritto di cittadinanza viene attribuito anche quello di voto».
«E la maggioranza dei migranti non vota a destra… Se poi la situazione demografica porterà il paese all’insostenibilità finanziaria fra venti anni non è un problema del politico “di razza” italiano. Il suo unico problema è essere rieletto alle prossime elezioni; e bloccare al largo per settimane una nave carica di immigrati oggi produce più voti che favorire l’equilibrio dei conti pubblici fra 20 anni».
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