Prendendo spunto da quel che sta succedendo in Francia con la riforma delle pensioni, Carlo Valentini su Italia Oggi sostiene che “bisognerà incominciare a chiedersi che tipo di welfare si vuole mantenere e in che modo riuscire a finanziarlo”.
“In presenza di una forbice sociale che si allarga – scrive Valentini – sarà quanto mai opportuno ragionare da un lato sulle modalità di sostegno a chi è indigente e dall’altro sui servizi pubblici che abbracciano anche coloro che hanno un reddito più che decoroso.
L’innalzamento dell’età pensionabile in Francia, così come avvenne in Italia, non è dettato dall’exploit teorico di qualche economista ma dai più concreti conti ragionieristici: lo Stato non può dare più di quanto incassa.
Così vale, per esempio, per il servizio sanitario nazionale, di cui si sta discutendo in questi giorni: la sanità pubblica è una conquista preziosa e va difesa.
Ma bisognerà fare qualche conto e decidere l’ampiezza della copertura.
La crisi del welfare ha ragioni profonde e in Italia le colpe della politica stanno nel limitarsi all’ordinaria amministrazione, il che significa intervenire con provvedimenti spot, in genere elargizioni più o meno elettorali, invece di avere coraggio ad agire in modo strutturale.
Una delle questioni è il disequilibrio demografico, difficile da arginare se il 16% del Pil va alla spesa pensionistica e solo lo 0,6% al sostegno della genitorialità.
La conclusione è che si continua a turare falle: si susseguono i ministri per la famiglia ma provvedimenti che spingano i genitori a procreare non se ne vedono”.
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