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Il vero stato della produttività tra allarmi e revisioni positive | L’analisi di Sergio De Nardis

Ci risiamo. Le revisioni Istat che correggono il passato, mentre forniscono una valutazione provvisoria del presente, soggetta a futura correzione, inducono a valutazioni dei commentatori, come minimo, sbilanciate. È successo nuovamente con i dati di recente diffusi dall’Istat circa la produttività totale dei fattori (PTF) dell’economia italiana, un indicatore chiave dell’efficienza seguito dagli analisti.

Viene visto con allarme il presente, che in questo caso è il dato provvisorio del 2023: per quell’anno, la stima Istat della PTF evidenzia un calo del 2,5%. Non ci si accorge, però, del forte cambiamento operato sul passato, nel periodo di espansione post-pandemia: nella media del biennio 2021-2022 la produttività è cresciuta in media del 2,8%, segnando un incremento di un punto all’anno (in media) superiore rispetto a quanto si sapeva sulla base della precedente stima (+1,7%).

Quindi abbiamo, ancora una volta, un passato migliore, a fronte di un presente peggiore che, però, non è tale da compensare i rialzi precedenti (nel triennio 2021-2023, la PTF è in crescita in media dell’1%, un ritmo superiore a quello di Germania e Francia) e che sarà soggetto a futura revisione (si scommetterebbe in meglio). Non sarebbe il caso di ri-bilanciare la visione?

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