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Il vero problema è il livello a cui fissare il salario minimo | L’analisi di Tito Boeri e Roberto Perotti

Tito Boeri e Roberto Perotti su Repubblica si soffermano sul dibattito sul salario minimo spiegando che “il problema centrale a questo punto è stabilirne il livello.

È una scelta complessa – scrivono i due editorialisti – che non può che essere fatta sulla base di dati approfonditi.

Se il salario minimo è troppo basso è del tutto inutile mentre se è troppo alto rischia di far aumentare la povertà spingendo molti lavoratori verso la disoccupazione o il lavoro nero.

Bene dunque che questa scelta venga fatta in modo ponderato.

Girano invece in questi giorni numeri fantasiosi e giustificazioni di questi numeri ancora più fantasiose.

Abbiamo, ad esempio, letto di un salario minimo di 9 euro che sarebbe ‘la media fra il 50% del salario medio e il 60% del salario mediano’.

Crediamo che la cifra di 9 euro sia il risultato di calcoli fatti sulla sola platea dei lavoratori con contratti a tempo indeterminato che lavorano a tempo pieno tutto l’anno, una platea di circa 8 milioni e mezzo di persone su venti milioni di lavoratori dipendenti.

Ma i lavoratori che dovrebbero beneficiare del salario minimo – fanno notare Boeri e Perotti – hanno in gran parte contratti nel migliore dei casi a tempo determinato, passano frequentemente dall’occupazione alla disoccupazione, e sono spesso costretti ad accettare lavori part-time pur di avere un impiego.

Per questi lavoratori il 50% del salario medio è di poco superiore ai 5 euro e il 60% di quello mediano è al di sotto degli 8 euro.

Da notare, inoltre, che queste cifre si riferiscono alle retribuzioni previdenziali imponibili lorde, dunque inclusive di tredicesima, ferie e malattia.

È chiaro che un salario minimo orario non può includere queste componenti.

Se si vuole che il salario minimo abbia qualche speranza è fondamentale attenersi a fatti e numeri ben documentati, invece di produrre esercizi avventati e numeri infondati.

È un esercizio pericoloso che – concludono – per procacciare un po’ di popolarità, può portare a distruggere il posto di lavoro di chi oggi è in posizione vulnerabile sul mercato del lavoro”.

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