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Il rinnovo delle concessioni idroelettriche è un tema strategico per la sicurezza e la sovranità energetica nazionale | L’intervento di Giuseppe Argirò

Giuseppe Argirò Vice Presidente di Elettricità Futura e Amministratore Delegato del Gruppo CVA, è intervenuto al convegno “Transizione energetica: meno costi e più sicurezza per il Paese”, organizzato da Elettricità Futura in occasione di Key energy transition Expo di Rimini.

Di seguito una sintesi del suo intervento:

“Il rinnovo delle concessioni idroelettriche rappresenta un tema strategico per la sicurezza e la sovranità energetica nazionale, per la crescita economica e lo sviluppo del Paese oltre che per lo straordinario contributo che il comparto può offrire alla transizione energetica.

La crisi del gas russo del 2022 ha dimostrato che investire nelle energie rinnovabili è una necessità non solo per garantire la transizione, ma anche per limitare la dipendenza dall’estero per le materie prime energetiche valorizzando, grazie alle tecnologie rinnovabili, le materie prime naturali – acqua, sole, vento- di cui il nostro Paese è ricco.

Gli asset idroelettrici, come evidenziato anche dal COPASIR nella sua indagine conoscitiva sulla sicurezza energetica nazionale, sono asset strategici per garantire la sicurezza nazionale e la scelta di procedere con le gare per la loro riassegnazione, unici in Europa, in totale assenza di reciprocità, rappresenta un grave rischio per la sicurezza e la sovranità del Paese che l’Italia non deve correre.

Tale scelta rischia peraltro di bloccare gli investimenti nel settore per almeno 10 anni.

È necessario rinnovare da subito le concessioni idroelettriche che, per il 70%, scadranno nel 2029, al fine di consentire l’avvio immediato degli investimenti.

Con le procedure previste, le norme carenti e l’entità degli interessi in campo è inevitabile che ci siano contenziosi che andranno avanti per molti anni.

A fronte di investimenti per miliardi, le spese di progettazione per opere civili valgono centinaia di milioni di euro e nessun operatore, uscente o potenzialmente subentrante, investirà finché non ci sarà la certezza temporale delle concessioni.

In questa situazione si rischia di bloccare fino al 2030-2032 investimenti che valgono fino a 15 miliardi di euro.

Occorre in collaborazione con le istituzioni europee trovare un equilibrio normativo che peraltro gli obiettivi del PNRR, con una interpretazione intelligente consentono, che garantisca di superare la situazione attuale rispetto alla rilevante priorità degli investimenti in sicurezza energetica.

La speranza è quella di costruire un ampio fronte comune tra gli operatori, il governo e le regioni per dialogare costruttivamente con le Istituzioni europee nella direzione degli obiettivi posti dalla COP28 e rilanciando un comparto di eccellenza straordinaria del nostro Paese”.

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