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Il referendum sull’Autonomia e la caccia al quorum | L’analisi di Marcello Sorgi

Marcello Sorgi sulla Stampa commenta l’ok della Cassazione al referendum sull’Autonomia: “Politicamente – scrive l’editorialista – il destra-centro che aveva accolto con musi lunghi la pronuncia della Corte costituzionale (una tirata d’orecchie su una legge scritta malissimo), ha festeggiato la correzione di linea della Cassazione.

Se il referendum si fa, infatti, vuol dire che la legge è in vita e l’affermazione dei giudici costituzionali è stata capovolta.

Inoltre, la maggioranza ha due possibilità su tre di uscire vincitrice: con la vittoria dei “no” all’abrogazione, possibile solo se ci sarà una straordinaria partecipazione degli elettori del Nord.

E con la vittoria dell’astensione, dato che per vincere le elezioni servono dodici-tredici milioni di voti, ma perché una consultazione referendaria sia valida ne sono necessari quasi il doppio, ventidue-ventitré.

In questi tempi di magrissimo afflusso ai seggi, un traguardo praticamente irraggiungibile, tanto che dal 2011, con la sola eccezione di quello sull’acqua pubblica, i referendum sono sempre falliti.

Quanto al centrosinistra, cercherà in tutti i modi di portare gli elettori alle urne, organizzando, è facile prevederlo, una campagna a tamburo battente sulla spaccatura tra Nord e Sud.

Infine, ci sono altre due possibilità che consentirebbero di rinviare o evitare il voto sull’Autonomia, lasciando al Parlamento il compito di rammendare il testo che la Consulta ha riempito di buchi, intervenendo sugli aspetti fondamentali.

La prima, puramente teorica anche se si continua a sentirne parlare, è che Meloni, in un momento di successo personale suo e del governo, si risolva a portare il Paese a nuove elezioni anticipate, per consolidare la sua forza e cogliere gli avversari del centrosinistra in un momento in cui sono ancora in difficoltà e ben lontani dalla capacità di costruire una coalizione in grado di competere seriamente con il destra-centro che ha vinto nel 2022.

La seconda possibilità – conclude Sorgi – è che maggioranza e opposizione trovino in Parlamento un accordo per definire una nuova legge sull’Autonomia, diversa da quella bocciata dalla Corte costituzionale, ma in condizione di salvare il principio condiviso (dato che fu il centrosinistra a introdurlo per la prima volta nel 2001, con la riforma del Titolo V) di un trasferimento di poteri sul territorio e di un pieno esercizio della democrazia anche a livello locale”.

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