Il Pil italiano è aumentato dello 0,5% nel I trimestre, più delle attese di molti e più di quanto è avvenuto in Germania e Francia (e in linea con la Spagna).
Il buon risultato porta l’acquisito di crescita 2023 allo 0,8%.
Ciò vuol dire che il rialzo nell’intero 2023 potrebbe agevolmente andare ben sopra l’1%.
Nei primi tre mesi risultano in espansione servizi e industria (inclusiva delle costruzioni).
Sia la domanda interna che le esportazioni nette hanno sostenuto la crescita.
Si tenga conto che tutto ciò praticamente avviene quasi senza il contributo del Pnrr.
Due riflessioni.
La prima, più strutturale, è che forse bisogna finalmente abbandonare certi pregiudizi, basati sulle deludenti performance del passato, circa le capacità di ripresa del nostro Paese.
La nostra economia ha sperimentato un aggiustamento nei lunghi e penosi anni post-crisi del debito: ora se ne vedono i frutti, soprattutto nell’industria.
La seconda riflessione, più congiunturale, riguarda lo stock di extra-risparmio accumulato, in media, dai cittadini italiani e stranieri che continua a finanziare le spese nel consumo di servizi (turismo e dintorni) nei paesi che hanno un vantaggio compattato in tale settore.
Congiuntura e struttura non sembrano più contro di noi.
Sarebbe ora di tenerne conto.
Per saperne di più:

L’Italia delle case vuote nei posti sbagliati | Lo studio

Il fiscal gap che soffoca le nuove generazioni a danno di quelle attuali | L’analisi di Laurence Kot...

Quando le disuguaglianze aumentano e le opportunità di mobilità si riducono, fiducia e coesione risc...

Disagio socio-economico: nove indicatori per mappare le fragilità sociali nei quartieri di 25 | Il r...

La regia occulta dietro le rivolte di Milano e Torino | L’analisi di Maurizio Molinari






