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Il Piano Mattei va al di là di qualsiasi calcolo elettorale | L’analisi di Alessandro Sallusti

Contrariamente a quanto già dicono le opposizioni, il «Piano Mattei» – scrive Alessandro Sallusti sul Giornale – non è affatto una mossa utopistica e di pura propaganda. Non c’è nulla di meno appassionante per l’opinione pubblica – osserva il direttore del Giornale – che parlare di «aiuti all’Africa» e di un progetto che, bene che vada, produrrà i suoi benefici, se dovesse funzionare, tra non meno di dieci anni. Nessun calcolo elettorale, quindi, in questo piano credo ci sia l’essenza della politica di Giorgia Meloni e del suo governo: avere una visione politica di dove portare questo strano Paese al di là delle contingenze che continuamente lo assillano.

Nella fattispecie portare l’Italia al centro dei giochi che avvengono nella sua sede naturale, che è il Mediterraneo, a vantaggio sì dell’Africa, ma anche di sé stessa e dell’Europa intera. Tra i tanti obiettivi che il governo si è dato certo questo è il più ambizioso. Punta, attraverso accordi bilaterali tra i Paesi africani e quelli europei, alla diversificazione dell’approvvigionamento energetico, a creare nuovi sbocchi per le nostre imprese, a far sì che in almeno in una parte di quel continente nascano condizioni economiche e quindi sociali stabili per poter affermare il «diritto a non emigrare» dei loro cittadini, in altre parole a far crescere l’Africa grazie all’Europa e viceversa.

Per la nostra posizione sulla carta geografica dell’area l’Italia è la naturale cinghia di trasmissione tra i due continenti che oggi si guardano con sospetto e, a volte, ostilità. Se funzionerà o no lo vedremo, certo è la prima volta dai tempi di Enrico Mattei, che negli anni Cinquanta barattò petrolio con aiuti e protezione (qualche cosa, sia pure di meno organico, provarono a farlo prima Craxi e poi Berlusconi), che l’Italia nel Mediterraneo prova a darsi un ruolo da protagonista. Certo, occorre investire tanti soldi (si parte con 5,5 miliardi), sicuramente c’è il problema dell’affidabilità delle controparti e non sottovaluterei neppure le gelosie dei soci europei, Francia in primis.

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