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Il pessimismo avanza: anche il taglio dei tassi ora piace meno | Lo scenario

Il pessimismo avanza.

La debolezza della manifattura in mezzo mondo, dagli Usa alla Cina passando per l’Europa, e la danza del petrolio caduto ai minimi di sette mesi hanno messo in allarme i mercati.

Una cappa nera che rende negative anche le voci che danno ormai per imminente il prossimo taglio dei tassi.

“In genere -spiega Gabriel Debach analista per l’Italia di e.Toro– la discesa del costo del denaro è un buon auspicio per i mercati.

Tranne quando la Fed è costretta ad affrettarsi per prevenire una recessione”.

Gli investitori prevedono ora che la banca centrale possa ridurre i tassi di ben due punti percentuali nei prossimi 12 mesi, un calo notevole che sottolinea le paure di recessione.

Uno dei dati che ha alimentato queste preoccupazioni è stato il dato l’indice Pmi manifatturiero statunitense di agosto che, sebbene in progresso, è risultato inferiore alle attese (47,2 contro il 47,5 previsto).

Ma sono stati i dettagli a fare la differenza.

A cominciare dal fatto che le merci in magazzino superano i nuovi ordini a dimostrazione che la domanda ristagna.

Le recenti contrazioni osservate in Cina e in Europa si sono estese anche agli Stati Uniti, rafforzando i timori di un rallentamento globale.

Un segnale importante è giunto anche dal petrolio che ha perso martedì oltre il 4%.

Il prezzo è sceso sotto i 70 dollari al barile per il Wti, il greggio Usa, tornando ai livelli di giugno 2023, quando l’Arabia Saudita aveva annunciato il primo taglio volontario della produzione.

I mercati petroliferi sono stati a lungo condizionati dalla debolezza della domanda cinese, tanto che molti investitori sembrano ignorare non solo i rischi geopolitici, ma anche i segnali di tensione nei fondamentali, come la continua riduzione delle scorte globali.

Anche gli sviluppi in Libia, che hanno portato a un crollo della produzione di 600mila barili al giorno, sono stati in gran parte ignorati dal mercato e subito vagliati sulla scia di un possibile loro ritorno.

Nelle ultime ore ci sono stati segnali di ripresa.

L’Opec+ sta valutando l’ipotesi di rinviare l’aumento della produzione prevista per ottobre a seguito del calo dei prezzi al minimo da nove mesi.

La scorsa settimana l’Opec+ aveva deciso di proseguire il piano di incremento della produzione a partire da ottobre di 180.000 barili al giorno, nonostante le volatilità di mercato dovute alle chiusure in Libia e la prospettiva di un indebolimento della domanda avessero alimentato i timori all’interno dell’organizzazione.

A quanto risulta c’è una proposta per posticipare l’aumento.

Ipotesi che, secondo gli analisti, sembra “molto possibile” in questa fase.

Stando a una fonte di Opec+ il dibattito all’interno dell’organizzazione è ancora aperto e tutte le opzioni sono aperte.

Infine, un’altra nota negativa arriva dal settore dei semiconduttori.

L’Etf VanEck Semiconductor ha registrato una flessione del 7,5%, la più forte dal marzo 2020.

Nvidia ha subito un crollo del 9,5%, cancellando circa 279 miliardi di dollari di valore in un solo giorno (più dell’intera capitalizzazione di Chevron, l’unico titolo energetico nel Dow Jones).

Il Dipartimento di Giustizia americano ha inviato citazioni in giudizio a Nvidia e ad altre aziende, nell’ambito di un’indagine su possibili violazioni delle leggi antitrust.

“Nonostante settembre non sia il mese più favorevole -conclude Debach- è importante non guardare sempre il bicchiere mezzo vuoto.

Le possibili correzioni potrebbero rafforzare le occasioni di comprare sui ribassi.

Tra i motivi per restare ottimisti ci sono la crescita degli utili e la possibilità che la Fed possa iniziare ad allentare la politica monetaria, sostenuta da un’inflazione ormai sotto controllo e con una recessione evitata”.

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