Francesco Manacorda, su Repubblica, registra come al Forum Ambrosetti di Cernobbio il mondo imprenditoriale italiano sia apparso interessato al tema della qualità del lavoro e della quantità della sua retribuzione, più di quanto una schematica divisione tra destra e sinistra potrebbe far pensare.
Fino ad assistere, riferisce Manacorda, a uno spettacolo per certi versi paradossale; ossia quello di una platea che non si presume certo schierata con Elly Schlein che si ritrova alla fine più vicina alle battaglie del Pd o dei Cinque Stelle per il salario minimo – scontato l’appoggio a Carlo Calenda, che se si votasse solo tra gli industriali di Cernobbio e solo in questi giorni, sarebbe premier per acclamazione – che non alla posizione di chiusura sul tema del governo di destra.
Utopia egualitaria che inaspettatamente prende piede sulle sponde del Lago di Como?
Tutt’altro: qui si tratta di semplice esame di realtà.
Di fronte al governo (notata e non apprezzata l’assenza di Meloni) verso cui il giudizio resta comunque favorevole, anche in mancanza di qualsiasi alternativa parlamentare, il pragmatismo degli imprenditori non può fare a meno di tenere in conto il quadro economico in cui le aziende, i cittadini e la politica si muovono.
Un quadro che oggi si dipinge con poche, grandi pennellate in toni scuri: il Pnrr che rischia sempre più di essere un’occasione mancata, il Patto di stabilità che si riavvicina alla sua forma originaria e perde l’utile (e comoda) elasticità degli ultimi anni, i tassi che sono destinati a restare alti o addirittura a salire ancora e infine il Pil che scende dello 0,4% – cioè più del previsto – nel secondo trimestre dell’anno.
Non è la recessione tedesca, che morde quel Paese un po’ di più, ma agita un’economia dalle fondamenta pubbliche e private assai più solide delle nostre ed è comunque anch’essa fonte di preoccupazione per le tante imprese esportatrici del Nord Italia.
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