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Il nuovo Patto di Stabilità non subirà modifiche radicali. E per l’Italia sarà un danno | L’analisi di Angelo De Mattia

Dopo 25 anni dall’entrata in vigore, commenta l’economista Angelo De Mattia, pensavamo che almeno nelle proposte il Patto di Stabilità venisse modificato radicalmente. Così non è stato. Il bilancino usato dalla Commissione Ue per la proposta di modifica del Patto che tornerà in vigore nel 2024, e da cui dipende la struttura dei bilanci dei singoli Stati, ha un piatto che pende ancora troppo a favore della Germania (e dei suoi alleati del Nord).

È vero che non è passata l’iniziale richiesta tedesca di ridurre il rapporto debito/Pil di un punto percentuale ogni anno. Ed è vero che permane l’originaria impostazione sulla flessibilità che prevede la negoziazione bilaterale dei piani nazionali di riduzione del debito. Ma sull’altro piatto si stabilisce l’obbligo di un aggiustamento del bilancio dello 0,5% del Pil ogni anno, fino a quando il deficit rimarrà al di sopra del 3% prodotto. Non si prevede, invece, alcuna possibilità di escludere dal calcolo delle spese – come richiesto da alcuni Paesi, fra cui l’Italia – gli investimenti pubblici per particolari destinazioni, per esempio nel campo dell’economia green nonostante si tratti di scelte d’interesse comune. Non è dunque prevista la “golden rule”, la clausola che ci avrebbe consentito di affrontare più serenamente il vincolo del pareggio di bilancio.

In cambio, ci viene accordato più tempo per l’aggiustamento fiscale e l’accennata gradualità della riduzione del debito a fronte degli investimenti che però sarà la Commissione a definire prioritari. Restano confermati i parametri del 3% sopra citato e del 60% del Pil, rispettivamente per il deficit e il debito. In una fase decisamente non facile, tra l’altro post-Covid e con l’incognita di una ricostruzione in Ucraina che mobiliterà importanti investimenti mentre si riaffacciano rischi di recessione, la quota di rigorismo rimasta in vita nel Patto non aiuta: pur essendo chiaro che il debito deve essere ridotto e sempre più reso sostenibile, escludere una golden rule ampia appare di questi tempi una scelta che non può essere condivisa.

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