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Il modello economico tedesco è in crisi esistenziale | L’analisi di Paolo Valentino

È ormai diventato quasi luogo comune, non senza malcelato e stolto compiacimento soprattutto in Italia, commenta sul Corriere della Sera Paolo Valentino, additare la Germania come il «grande malato d’Europa».

Al suo secondo anno in recessione, la Repubblica Federale è in verità afflitta da gravi problemi strutturali, come bassa produttività, alti costi dell’energia e del lavoro, calo demografico e scarsezza di investimenti determinata da un assurdo limite costituzionale al debito, la Schuldenbremse.

Più in generale, è l’intero modello economico tedesco a essere in crisi esistenziale, conseguenza dell’aggressione russa in Ucraina e della fine del gas a basso costo che per anni aveva nutrito una crescita trainata dalle esportazioni, soprattutto verso la Cina.

Ma come quelle sulla morte di Mark Twain, anche le notizie sulla patologia tedesca sono esagerate.

È vero, la Germania, e con lei l’Europa, hanno sprecato tre anni sotto la guida di Olaf Scholz, un cancelliere senza qualità, che dopo aver fatto ben sperare con il famoso discorso sulla Zeitwende, la svolta epocale, ha cercato di salvare quel che restava di un modello insostenibile piuttosto che reinventarlo.

Eppure, c’è luce in fondo al tunnel della notte tedesca.

Il 16 dicembre Olaf Scholz affronterà al Bundestag un voto di fiducia dall’esito negativo scontato, precipitando la definitiva caduta del suo governo, già monco dei liberali della Fdp che hanno innescato la crisi.

Ed è ormai sicuro che il 23 febbraio prossimo la Germania andrà a elezioni anticipate, sette mesi prima della scadenza naturale della legislatura.

È una buona notizia.

Perché almeno sulla carta, a differenza della Francia, non si tratta di un salto nel buio.

A meno di sorprese sempre possibili naturalmente, la Cdu di Friedrich Merz è infatti favorita per raccogliere un successo che i sondaggi, i media e financo lo Zeitgeist le predicono.

Se così fosse, la Germania tornerebbe a una stabilità politica, che è sempre stata la sua cifra e che le ha permesso di essere riferimento per l’intera Europa.

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