Nelle modalità di trasporto utilizzate dagli italiani vi è ancora una larga prevalenza dell’automobile.
Su 100 spostamenti medi nei giorni feriali il 66,3% sono effettuati con l’automobile, il 18,0% a piedi, il 4,1% in bicicletta e sistemi di micro-mobilita’, il 4,1% in moto e solo il 7,4% con un qualsiasi mezzo pubblico.
Lo rivela la Relazione 2024 del Cnel sui servizi della PA.
Marcate le differenze territoriali.
In riferimento alla mobilità urbana, nelle regioni del Nord-Ovest il peso del trasporto pubblico si attesta al 10,3%, più del doppio rispetto alle regioni meridionali ove si ferma al 4,3%.
Divario anche tra aree urbane e piccoli centri: il peso del trasporto pubblico nelle grandi aree urbane (oltre 250mila abitanti) raggiunge il 14,7%, contro il 4-5% dei centri più piccoli (meno di 50mila) e il 6% dei centri di media e medio-grande dimensione (fino a 250mila).
Considerando che nelle grandi aree urbane vive solo il 15% degli italiani, la mobilità collettiva, annota il Cnel, è particolarmente contenuta in porzioni molto ampie della popolazione.
In definitiva, nel nostro Paese non si disinnesca il circolo vizioso di una mobilità collettiva destinata prevalentemente a chi non ha alternative e che rappresenta quindi per le politiche pubbliche un “bene inferiore” e non un “bene meritorio”.








