Sul Foglio Claudio Cerasa si occupa del delitto di Giulia Cecchettin e sostiene che attribuire la responsabilità degli omicidi di donne alla “cultura del patriarcato” (copyright Elly Schlein) significa non voler riconoscere che il modello di libertà occidentale ed europeo è quanto di meglio il mondo possa offrire quando si parla di diritti delle donne.
Un anno fa, ricorda Cerasa, l’ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (Unodc) ha presentato alcuni dati per inquadrare il fenomeno.
L’Unodc ammette che il femminicidio è un problema mondiale ma riconosce che il femminicidio non è un’emergenza europea e non è un’emergenza italiana.
Nel 2021, scrive l’Onu, sono state uccise 81.100 persone tra donne e ragazze (un numero di omicidi rimasto sostanzialmente invariato negli ultimi dieci anni).
Il problema è enorme ma l’Europa, scrive l’Onu, è uno dei pochi continenti in cui in questi anni il problema è stato maneggiato e governato.
Tra il 2010 e il 2021, l’Europa ha assistito a una riduzione media del numero di omicidi femminili legati a partner/famigliari (-19 per cento).
E il tasso di omicidi femminili legato al partner o alla famiglia è, ogni 100 mila abitanti, 1,1 per cento nel mondo.
In Africa, è del 2,5.
In America è dell’1,4.
In Oceania è dell’1,2.
In Asia è dello 0,8.
In Europa è dello 0,6.
In Italia è dello 0,38.
Il secondo tasso più basso dopo il Lussemburgo (0,32).
Uno dei tassi più bassi del mondo.
L’occidente, con i suoi difetti, va stimolato a migliorare e finché ci sarà anche solo una donna uccisa da un uomo non si potrà non chiedersi cosa una società avrebbe potuto fare di più per evitarlo.
Ma l’occidente, Europa compresa, Italia compresa, piuttosto che autodenigrarsi a ogni occasione dovrebbe fare di tutto per ricordare che il modello occidentale è un modello da difendere e da esportare, anche in quei paesi, come quelli dominati dalla sharia, per esempio, dove la violenza sulle donne non è un problema perché semplicemente è stata istituzionalizzata.
Occuparsi meno della percezione e più della realtà.
Per provare a dire “mai più” bisogna partire anche da qui.
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