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Il duro monito di Mattarella all’Europa | L’analisi di Mario Deaglio

In un contesto in cui nessun Paese membro dell’Unione può dirsi che stia bene dal punto di vista economico e neppure da quello delle tensioni sociali, l’appello del presidente della Repubblica Mattarella perché le regole europee dei bilanci pubblici degli Stati membri “non siano ottuse” è certamente pacato ma altrettanto certamente molto duro.

Il rigore – commenta Mario Deaglio sulla Stampa – non può essere fine a sé stesso, le medicine vanno graduate in base alle indicazioni dei medici, con l’impegno dei malati di seguire davvero le cure indicate.

E tutti i paesi membri, quale più e quale meno, sono malati: l’ideale di una finanza pubblica cristallina, sognata da una generazione di politici europei si è appannata dappertutto.

Si era espressa con l’introduzione del Patto di Stabilità, messo a punto nel 1997 che ha dovuto essere sospeso nel 2020.

In teoria, nel 2024 dovrebbe tornare in vigore così com’era, ma tutti sanno che ciò è del tutto irrealistico.

Le regole dei bilanci degli Stati membri sono tutte da reinventare prima della fine dell’anno: non è un caso che l’euro abbia perso circa il 5 per cento del suo valore rispetto al dollaro dalla metà di luglio a oggi.

Non si tratta, certo di un crollo ma di un serio segnale di avvertimento della comunità finanziaria internazionale che così non si può andare avanti.

Il che vuol dire che il nuovo Patto di Stabilità – radicalmente rivisto, più flessibile, con obiettivi non solo contabili o monetari – deve poter entrare in vi- gore entro la fine dell’anno.

Si tratta, in un certo senso, del nucleo centrale di una nuova costituzione europea, dopo quella – perfezionata nei decenni – basata sulla libertà degli scambi e sulla creazione di un unico grande mercato.

A questo progetto essenziale stanno lavorando in silenzio squadre di esperti dei vari paesi.

Alla fine dell’anno mancano all’incirca cento giorni e forse non è retorico affermare che in questi cento giorni si gioca buona parte del destino dell’Europa.

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