[Il documento] Protezione universale e Cassa integrazione per tutti (ma a pagamento). Ecco la bozza di riforma degli ammortizzatori sociali

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La bozza di riforma degli ammortizzatori sociali è pronta. 

Cassa integrazione per tutti ma a pagamento, sussidi più sostanziosi anche per il part-time, reddito minimo garantito per i neoprofessionisti. 

Sono queste le tre novità più importanti cui ha messo mano la commissione di esperti nominata dal ministero del Lavoro. 

Il documento sarà consegnato la prossima settimana al neoministro Andrea Orlando e resta da capire se il nuovo Governo Draghi la recepirà in toto o apporterà sostanziali modifiche. 

Non hanno mai smesso di sentirsi in call, scambiarsi bozze, idee e suggerimenti vari.

Nemmeno durante il cambio di governo. 

I cinque esperti della commissione nominata dalla ex ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, guidati dal professor Marco Barbieri con il compito di approntare un documento con le linee guida della riforma degli ammortizzatori sociali, hanno praticamente finito il loro lavoro. 

Il documento, salvo qualche piccola limatura, è ormai pronto e sarà consegnato la prossima settimana al neoministro del Lavoro, rivela il quotidiano Il Messaggero. 

52 pagine di analisi e proposte che potrebbero cambiare il volto del sistema, scrive la giornalista Giusy Franzese che per prima ha letto il documento. 

Resta sia la Cassa integrazione ordinaria che quella straordinaria, ma scompare «definitivamente» quella in deroga. 

Cambiano e si ampliano le causali, che per la cig diventano tre (dalle due attuali) e per la cassa straordinaria reintroducono in modo «strutturale» quella «per cessazione di attività». 

Scompaiono Naspi e Discoll, e arriva l’indennità di «protezione universale» estesa davvero a tutti, partite Iva, collaboratori, lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata Inps, iscritti alle casse degli ordini professionali. 

Raddoppia la durata del sussidio (numero di settimane pari a quelle di contribuzione, e comunque non meno di sei mesi). 

Nel frattempo saranno potenziate le politiche attive per il lavoro a partire dall’assegno di ricollocazione. 

Novità per i neoprofessionisti (primi tre anni di iscrizione all’albo): si propone il “reddito minimo garantito”, un sostegno che scatterebbe se si guadagna meno del reddito di cittadinanza. 

Le parole d’ordine delle linee guida della riforma – che si stima abbia un impatto sulle casse pubbliche non superiore ai 10 miliardi l’anno – nello scenario economico più pessimistico – sono sostanzialmente due: universalismo, che non significa però uniformità della prestazione, ma che tutti i lavoratori – di qualunque settore, tipologia di impresa e dimensione, con qualsivoglia tipo di contratto – siano protetti; sistema assicurativo, al quale dovranno contribuire tutte le imprese, anche quelle piccole, e i lavoratori autonomi. 

La cassa ordinaria sarà estesa a tutti i settori produttivi. 

Viene quindi eliminata la cassa in deroga. 

Attualmente chi lavora nelle imprese sino a cinque dipendenti ne è escluso. 

Tutti però dovranno contribuire, cosa che adesso non accade, prosegue la Franzese nello svelare il documento. 

Attualmente c’è una specie di giungla, con aliquote differenziate per settore e anche per dimensione. Nell’industria, ad esempio, fino a 50 dipendenti l’aliquota è pari all1,70%, oltre i 50 diventa 2%. 

Nell’edilizia si supera i14%. Per chi si avvale dei fondi bilaterali l’aliquota è 0,45% sotto i 15 dipendenti, 0,65% sopra. E poi c’è, come detto, chi non paga nulla. 

Con la riforma, comunque, resta una differenziazione delle aliquote, ma su criteri diversi dagli attuali. 

Per i lavoratori autonomi si suggeriscono «aliquote progressive in ragione del reddito professionale dell’ultimo triennio». 

Previsto un periodo di transizione di tre anni (senza aumenti o aggravi di contributi). 

L’assegno dovrebbe diventare più alto del virtuale 80% attuale (+10% effettivo, con soglia minima pari all’assegno sociale o al reddito di cittadinanza, anche per i part-time). 

Le causali diventano tre: eventi transitori, calamità naturale e stati di emergenza. 

La cassa straordinaria è estesa a tutti i settori, anche sotto i 15 dipendenti. 

Si propone che la cigs per cessata attività, recentemente reintrodotta, diventi strutturale e finalizzata ai casi di reindustrializzazione delle aree dismesse o di cessione dell’impresa. 

La durata massima sarà di 12 mesi prorogabili, per il solo completamento del piano, per ulteriori 6 mesi. 

Si propone inoltre di rilanciare il contratto di solidarietà con l’introduzione di sconti contributivi, e di estendere quello di espansione attualmente usufruibile solo dalle grandi aziende.

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