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[Il discorso integrale] Sergio Mattarella: «Il Pnrr occasione storica per colmare i ritardi negli investimenti sulla ricerca scientifica. Attenti, il covid non è ancora sconfitto»

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto in occasione della cerimonia di celebrazione de “I Giorni della Ricerca”.

«Rivolgo un saluto molto cordiale ai Presidenti del Senato, della Camera, del Consiglio dei Ministri, cui rinnovo gli auguri di buon lavoro, alla Presidente della Corte costituzionale, ai Ministri che sono intervenuti, a tutti i presenti. Sono molto lieto di accogliervi nuovamente al Quirinale, perché i Giorni della Ricerca rappresentano un appuntamento davvero importante. Non riguardano una piccola comunità di specialisti, ma l’intera nostra società. Ci rammentano un impegno, una responsabilità comune e, insieme, gli straordinari risultati raggiunti in pochi decenni nella cura dei tumori, nella qualità della vita dei malati, nelle loro accresciute aspettative di futuro.

Quando i fondatori e i pionieri dell’Associazione italiana per la Ricerca sul cancro intrapresero il loro cammino, ormai – come abbiamo ascoltato – oltre mezzo secolo addietro, enunciarono un obiettivo che allora a taluno sembrava utopistico: sconfiggere quella “malattia del secolo” che si mostrava invincibile, che veniva definita incurabile, che dispensava inesorabili sofferenze e morte.

Come la realtà di oggi manifesta si tratta di uno sguardo lungimirante. La fiducia nella scienza e nella Ricerca si è tramutata in speranza di vita, in fiducia nella vita. Quei sognatori hanno avuto ragione. Il Ministro dell’Università e della Ricerca e il Professor Sironi ci hanno ricordato l’alto numero di casi di tumore che ogni anno vengono in Italia diagnosticati. Parliamo quindi, come ben sappiamo, di una grande questione sociale.

Proprio grazie ai progressi della medicina indotti dalla Ricerca è ampiamente cresciuta la sopravvivenza. Abbiamo ascoltato i grandi risultati che questa attività di ricerca ha prodotto nelle parole del Professor Sironi e il Professor Caligaris-Cappio. È via via cresciuta la cultura della prevenzione, frutto della maturità dei cittadini, e questo costituisce un argine prezioso alla propagazione della malattia. Sentiamo di dover dire grazie alla Ricerca medica e scientifica. Grazie a tutti voi che da anni vi impegnate, ciascuno nel proprio ruolo, nel suo campo professionale, per consentire ulteriori passi in avanti in questo percorso.

Grazie anche a chi è testimone di solidarietà, perché questa contribuisce a sorreggere l’opera della scienza; di cui la generalità delle persone negli ultimi anni ha intensamente avvertito la fondamentale importanza. Dopo oltre due anni e mezzo di pandemia non possiamo ancora proclamare la vittoria finale sul Covid. Dobbiamo ancora far uso di responsabilità e di precauzione. La Sanità pubblica ha il compito di mantenere alta la sicurezza soprattutto dei più fragili, dei più anziani, di coloro che soffrono per patologie pregresse.

Tuttavia, sentiamo che il periodo più drammatico, il pericolo più allarmante, è alle nostre spalle. La scienza è stata decisiva. Come lo è stata la dedizione del personale sanitario, in ogni ruolo. Come lo è stata la solidarietà, nelle sue più diverse espressioni, a tutti i livelli: dai gesti semplici di aiuto tra le famiglie, nelle comunità, alle scelte comuni compiute dall’Unione europea. Senza il grande impegno della scienza per individuare i vaccini, scoperti e prodotti in tempi record, e anche grazie alle scoperte realizzate nella lotta contro il cancro – come ha ricordato il Professor Sironi – oggi saremmo costretti a contare molte migliaia di morti in più.

Se oggi possiamo, nella gran parte dei casi, affrontare il Covid come se si trattasse di un’influenza poco insidiosa, è perché ne è stata fortemente derubricata la pericolosità per effetto della vaccinazione; della grande adesione alla vaccinazione, dovuta all’ammirevole senso di responsabilità dei nostri concittadini, nella quasi totalità, sollecitati a farvi ricorso dalla consapevolezza di salvaguardare, in tal modo, la salute propria e quella degli altri.

Proprio l’esigenza di ampliare e condividere sempre più le conoscenze costituisce conferma delle ragioni fondanti dei Giorni della Ricerca, nati per rafforzare l’alleanza tra scienza, cultura e solidarietà. La Ricerca ha bisogno di un terreno fertile nel quale crescere e produrre i suoi risultati migliori. Richiede collaborazione tra pubblico e privato, attraverso investimenti, raccolta di risorse, indirizzi strategici condivisi. Presuppone una scuola e una università su cui l’intera società dimostri di puntare con decisione. Raccoglie e diffonde fiducia per consentire a tutti di giovarsi dei suoi risultati.

La Ricerca ha compiuto passi giganteschi in tante direzioni. Ne ha fornito poc’anzi testimonianza il Professor Federico Caligaris-Cappio quando ha parlato del carattere sempre più interdisciplinare della Ricerca, e degli apporti della robotica, della telematica, della genetica, delle molteplici tecnologie applicate, al fine di cure sempre più efficaci e sempre più personalizzate. Dopo un lungo periodo in cui la crescente specializzazione suggeriva la convinzione della separazione inevitabile tra le discipline, i diversi rami della scienza ritrovano sempre più convergenza, interagendo e ampliando i rispettivi orizzonti.

La persona costituisce l’elemento di raccordo; ne è al centro. Ed è importante che il progresso scientifico abbia ulteriormente rafforzato questa centralità. La maggiore comprensione del funzionamento del sistema immunitario e le esperienze delle terapie combinate inducono a formulare, a conformare cure adattate alle esigenze particolari di ogni singolo malato. Proprio questa più intensa attenzione determina un circuito virtuoso, perché a sua volta potenzia la fiducia e la speranza in chi si trova a combattere contro il tumore: e la fiducia, la partecipazione personale, la voglia di vivere sono decisive nella risposta del malato.

Ringrazio il Ministro della Salute per l’impegno manifestato, per il rilancio delle attività di ricerca, informazione e prevenzione nella lotta contro il cancro. E per aver richiamato il grave danno arrecatole dalla pandemia con la concentrazione sul contrasto al Covid – per molti aspetti inevitabile – della maggior parte delle strutture ospedaliere; e il conseguente rallentamento e, in qualche caso, addirittura la sospensione delle altre attività di cura. Cui si è aggiunta la riottosità, provocata dal timore di contagiarsi, a recarsi nelle strutture sanitarie per accertamenti o, addirittura, per le cure. Lo abbiamo indicato nei nostri incontri dei due anni precedenti, ricordando come questo abbia fatto pericolosamente salire la soglia di rischio per i tumori, dato che la malattia non andava in pausa per effetto della pandemia.

La Professoressa Facciotti ci ha presentato un’esperienza di grande interesse. Il suo lavoro all’estero dopo la formazione in Italia; il ritorno grazie a un finanziamento dell’Airc per un progetto di particolare valore; un secondo progetto di contenuto interdisciplinare. Saremmo lieti di poter dire che, in un percorso di eccellenza, questa è la normalità. Sappiamo che non è così. Che tanti giovani talenti italiani vanno e restano fuori dal Paese non per una scelta, ma per mancanza di opportunità. Sappiamo che i dati complessivi sulla Ricerca italiana sono tuttora inferiori a quelli dei maggiori Paesi europei. Dunque, dobbiamo ancora percorrere strada.

L’Airc ha dato negli anni un fortissimo impulso all’insieme della Ricerca italiana, e ha contribuito a ottenere, nella lotta contro il cancro, risultati di straordinaria portata, apprezzati in tutto il mondo. I risultati delle ricerche sono a loro volta divenuti punti di partenza per altre scoperte. L’insegnamento più grande che viene da queste esperienze è proprio quello del dialogo, dell’interscambio, della reciproca collaborazione. Tanto più si lavora insieme, senza barriere, tanto più vi saranno avanzamenti per il genere umano. I talenti italiani, quando ne hanno la possibilità, manifestano le loro qualità in ogni parte del mondo. Ne siamo orgogliosi. E dobbiamo sentirci impegnati a migliorare le condizioni di una crescita della ricerca italiana ed europea.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è un’occasione storica per colmare alcuni ritardi strutturali e potenziare gli ambiti in cui già abbiamo raggiunto traguardi significativi. La ricerca nelle università, nelle imprese, nei laboratori indipendenti è un vettore di sviluppo, ed è anche un contributo alla sua sostenibilità. Se non bastasse quanto abbiamo ascoltato sui progressi nelle cure e sulle opportunità di vita che la ricerca contro il cancro ha prodotto, potremmo aggiungere che la Ricerca è anche un potente motore di crescita economica e sociale.

La pandemia ci ha fatto capire quanto sia importante il Servizio Sanitario Nazionale e quanto sia prezioso il suo carattere universalista, la sua vocazione a proteggere tutti i cittadini senza esclusioni. Al tempo stesso, abbiamo toccato con mano anche i limiti delle nostre strutture e della nostra organizzazione sanitaria, così come si è evoluta nei decenni. Anche nel campo della sanità, così essenziale a un pieno diritto di cittadinanza, siamo chiamati a usare al meglio le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza per accrescerne l’efficienza. In ogni campo la Ricerca è indispensabile. In ogni campo può fornire strumenti per progredire. Con l’obiettivo di sconfiggere il cancro, il ventaglio della Ricerca e delle sue applicazioni non potrà che ampliarsi ulteriormente. Abbiamo bisogno di giovani che entrino in questa impresa.

È un vanto per l’Airc – Professori Sironi e Caligaris-Cappio – quanto avete fatto per promuovere i giovani ricercatori e quel che intendete fare per facilitare il passaggio di testimone tra generazioni. Non siamo inerti di fronte a un male insuperabile. Possiamo fare molto per difenderci, per contrastarlo, per migliorare le condizioni di vita, per conquistare domani una definitiva vittoria. Sta a noi, a ciascuno di noi, far qualcosa per contribuirvi. Voi avete cominciato a percorrere questa strada. Vogliamo proseguire. È un impegno. Ma anche un augurio, perché l’impegno contiene la speranza, concreta, di una società in costante miglioramento».

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