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Il debito pubblico italiano troppo alto mette in pericolo il nuovo Patto di Stabilità | L’analisi

Sul Giornale Marcello Zacché commenta l’impianto del nuovo Patto di stabilità abbozzato ieri, che sarà definito da Consiglio e Parlamento europeo entro l’anno.

Il quale, osserva, parte da un dato di fatto: abbiamo il debito di gran lunga più alto d’Europa, intorno al 145% del Pil. Ed era già 135% prima della pandemia.

Per questo siamo sotto la lente, dobbiamo ridurlo per renderlo più omogeneo a quello degli altri.

La Germania proponeva un taglio dell’1% l’anno, quasi 20 miliardi tra minori spese e maggiori entrate: draconiano.

Il compromesso è stato quello di non fissare una soglia ma di imporre un arco temporale di 4-7 anni in cui far calare il debito di almeno 7-8 miliardi l’anno.

Ma nello stesso tempo è indicata la strada da percorrere: investimenti, riforme e produttività saranno valutate come comportamenti virtuosi nella direzione desiderata.

Moltiplicatori di crescita. Ecco la sfida che il governo dovrebbe raccogliere, senza acredine nei confronti dei rigoristi, con la sicurezza di saper dotare la nostra economia di queste nuove virtù.

Le stesse che i governi delle ultime due legislature non sono riusciti a fare: si pensi ai dati su crescita e produttività, che ci vedono maglia nera d’Europa da tempi non sospetti.

Questa diventa allora la vera sfida che attende il governo di centrodestra in un orizzonte temporale di lungo periodo, che è poi quello che la premier Meloni mette in conto per poter lasciare realmente un segno.

Tutto passa dalle riforme che nessun governo è riuscito a condurre in porto in questo millennio.

Riforme anche impopolari, come quelle su servizi e concorrenza, o in altri casi difficili da digerire per una parte dell’elettorato di questa stessa maggioranza: si pensi al tema delle pensioni.

D’altra parte, la sfida non è rinviabile e, a ben guardare, è pure coerente con gli obiettivi di un esecutivo di impronta liberista.

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