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Il debito dell’Italia continua ad aumentare | Lo scenario del FMI

Il Fondo Monetario Internazionale prevede che il debito pubblico italiano continuerà a crescere, alla stregua di altri grandi Paesi industrializzati, e raccomanda correzioni fiscali graduali da subito, per salvaguardare la crescita.

Il segnale dell’istituzione di Washington giunge con la pubblicazione del Fiscal Monitor presentato nella capitale Usa.

Davide Furceri, capo divisione del dipartimento Affari Fiscali del Fondo spiega così la valutazione sulla politica dell’Italia: “Nelle nostre proiezioni il livello del debito dell’Italia è alto ed è proiettato di continuare ad aumentare.

Secondo le nostre proiezioni non ci aspettiamo che il rapporto debito pil scenderà, ma ci aspettiamo anche che aumenterà.

L’Italia si trova nella situazione di molti Paesi avanzati: è necessario avere un pivot per la politica fiscale con degli aggiustamenti fiscali che inizino adesso, che siano graduali e sostenuti.

Perché è importante graduali e sostenuti?

Perché vogliamo un aggiustamento che continui a preservare la crescita economica del Paese”.

Le previsioni del Fondo Monetario contenute nel Fiscal Monitor differiscono da quella del governo.

Se secondo il piano strutturale di bilancio (Psb) recentemente presentato dal Governo il rapporto debito/Pil, dunque, solo dal 2027 inizierà un percorso di discesa, secondo l’istituzione di Washington continuerà a crescere: il debito lordo dal 136,9% previsto per quest’anno, passerà al 138,7% nel 2025, al 140,2% nel 2026, al 141,4% nel 2027 al 142% nel 2028 al 142,3% nel 2029.

Il dato italiano del debito, uno dei più elevati d’Europa, si inquadra comunque in una tendenza generale non positiva che è stata fotografata con precisione da Vitor Gaspar, responsabile del dipartimento fiscale Fmi e ‘padre’ del Fiscal Monitor.

“I deficit sono elevati e il debito pubblico globale è molto elevato, in ascesa e rischioso”, ha scandito l’economista sottolineando che “il debito pubblico globale quest’anno è previsto superare i 100 mila miliardi di dollari.

Il rapporto globale tra debito e Pil si avvicinerà al 100% alla fine del decennio salendo al di sopra del picco registrato durante la pandemia”.

Non tutti i Paesi comunque presentano le stesse dinamiche.

“Distinguerò tre gruppi – prosegue Gaspar – Il debito pubblico è più alto e previsto in crescita più veloce rispetto a prima della Pandemia in circa 1/3 dei Paesi.

Questo gruppo include non solo le economie più grandi, Cina e Stati Uniti, ma anche altri grandi Paesi come Brasile, Francia, Italia, Sud Africa e Regno Unito, rappresentando in totale circa il 70% del Pil totale”.

In un altro terzo dei Paesi il debito pubblico è più elevato ma previsto crescere più lentamente rispetto al pre-pandemia.

Nel resto del mondo invece il debito è più basso.

Il Fiscal Monitor del Fmi sostiene “che i rischi del debito pubblico sono elevati con prospettive che sono peggiori di quanto appaiano”.

Per i prossimi 3 anni a livello globale “la nostra analisi – aggiunge l’esponente del Fmi – evidenzia che i rischi connessi sulle previsioni del debito pubblico sono orientati al rialzo.

In uno scenario severamente avverso il debito pubblico sarebbe il 20% del Pil più alto rispetto alla previsione di base.

Nella maggior parte dei Paesi i piani fiscali messi in atto dai governi sono insufficienti a ottenere un livello stabile o in calo con un alto grado di fiducia.

Sforzi aggiuntivi sono dunque necessari.

Aggiustamenti ritardati sarebbero costosi e rischiosi.

Il tempo di agire – sottolinea Gaspar – è adesso”.

Nell’Eurozona una situazione che è interessante da esaminare avendo in mente il caso italiano è quella della Francia.

Sulla quale gli orientamenti del Fmi appaiono altrettanto netti: “”Anche la Francia si trova nel gruppo di Paesi nel quale il livello del debito pubblico è considerevolmente più alto rispetto a prima della Pandemia.

E a questo punto nelle nostre previsioni il rapporto debito/Pil in Francia è previsto aumentare di due punti percentuali ogni anno.

Anche per questa situazione raccomandiamo per la Francia non solo una correzione fiscale ma una correzione che sia attuata appropriatamente a un livello che ponga appropriatamente il debito pubblico sotto controllo e dentro lo schema europeo.

E questo – ha sottolineato Gaspar – è completamente in linea con le nostre raccomandazioni generali perché lo schema europeo consente per lo specifico debito di un Paese di tenere in considerazione i rischi e l’impatto delle riforme strutturali”.

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