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Il dato sul PIL è una doccia fredda | L’analisi di Carlo Cottarelli

“Il dato sulla crescita del Pil nel terzo trimestre è una doccia fredda per il nostro Paese” Così Carlo Cottarelli su Repubblica sottolineando che “con una crescita zero nel trimestre rispetto a quello precedente, contro un aumento del Pil dell’eurozona dello 0,4%, non siamo proprio gli ultimi, ma ci andiamo vicino.

Troppo presto quindi per fasciarsi la testa.

Non possiamo però neppure ignorare il segnale che ci arriva da questi dati.

Primo, perché il divario aperto nel terzo trimestre è pesante, al punto che anche nella classifica della crescita rispetto allo stesso trimestre dell’anno scorso arretriamo parecchio: l’aumento del Pil italiano in questo periodo è stato dello 0,4%, meno della metà di quello dell’area euro (0,9% che, se si escludesse l’Italia, salirebbe all’1,1%).

Secondo perché con questo risultato l’obiettivo reiterato dal governo nella legge di bilancio di una crescita per il 2024 dell’1% diventa impossibile da raggiungere.

Perché la frenata del terzo trimestre?

Il comunicato dell’Istat è troppo scarno per un’analisi approfondita.

Ha sofferto maggiormente l’industria, ma, probabilmente, anche il settore dei servizi ha rallentato.

A voler essere ottimisti – scrive l’editorialista – si può pensare che sia un rallentamento temporaneo o che magari l’Istat rivedrà il dato verso l’alto.

A voler essere pessimisti, si può pensare che si stia ormai esaurendo la spinta legata alle politiche iper-espansive del 2021-23 con deficit pubblici tra il 7% e il 9% del Pil.

In quest’ottica, quel po’ in più di crescita che abbiamo avuto negli ultimi anni era drogata da politiche non sostenibili: con un deficit pubblico sceso al 3,7% del Pil nel 2024 e con politiche monetarie più restrittive siamo tornati alla nostra normalità di fanalino di coda.

E continuerà così finché non affronteremo davvero i problemi strutturali che spiegano la bassa crescita della produttività: troppa burocrazia, poca concorrenza, tassazione alta e inefficiente, spesa pubblica da rivedere, una giustizia ancora lenta (nonostante qualche progresso), investimenti pubblici che anche per il Pnrr procedono a passo di lumaca.

Probabilmente tra queste due visioni la realtà sta nel mezzo.

Di certo non possiamo illuderci di ‘avere svoltato’.

Prendiamo il dato del terzo trimestre come un campanello d’allarme – conclude – utile per chi si lanciava in altisonanti peana solo perché per un po’ di trimestri riuscivamo a tenere il passo col resto dell’Europa”.

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