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Lo straziante contrasto tra le ricerche per il Titan e i migranti morti in mare | L’analisi di Antonella Mariani

Il barcone con oltre 600 migranti a bordo naufragato al largo della Grecia, e l’inabissamento del Titan, il piccolo sommergibile con a bordo cinque facoltosi passeggeri scesi nelle profondità dell’Atlantico per visitare i resti del Titanic: due eventi tragici, ma molto diversi. Ne parla Antonella Mariani, su Avvenire. «Le speranze di salvarli, scrive Mariani, sono ormai tramontate. I rottami individuati in fondo al mare sono quelli del Titan. Il senso di sconfitta è enorme, direttamente proporzionale alle impressionanti forze messe in campo per le ricerche del piccolo sommergibile. Non ha goduto dello stesso privilegio la gran parte delle vittime del naufragio nelle acque greche. Il contrasto è straziante, a pensarci fa male».

«Nell’Atlantico un copione da disaster movie sta tenendo da giorni l’opinione pubblica mondiale con il fiato sospeso: cinque agiati occidentali alla ricerca dell’avventura estrema a bordo di un piccolo cilindro a tenuta stagna, la scomparsa dai radar, i rumori captati dagli abissi come disperati Sos, e poi la corsa contro il tempo, la mission impossible dei soccorsi, infine l’individuazione dei rottami. È tutto come un film, peraltro già vissuto tante volte in situazioni anche molto differenti. Angoscia ed entusiasmo legittimi e condivisibili: ogni vita umana è preziosa, salvarne anche una sola vale qualsiasi sforzo e la perdita anche di una sola causa dolore».

«Ma allora, perché questo tiepido sdegno per l’ennesima strage nel Mediterraneo? Perché questa labile partecipazione a un lutto che dovrebbe essere universale? Il mondo trattiene il fiato per cinque uomini naufraghi in fondo all’Oceano Atlantico e si gira distratto dall’altra parte di fronte al Mediterraneo diventato un cimitero. Forse perché, come si è letto sui social, i morti davanti alla Grecia, così come quelli davanti alla Libia, alla Tunisia, a Lampedusa, alla Calabria, non erano naufraghi. Erano poveri».

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