Su Avvenire Marco Ferrando commenta il buon esito della vicenda Monte dei Paschi. “Dopo oltre dieci anni di tormenti, lo Stato azionista vende una quota e il mercato compra al punto da consentire al Tesoro una ricca plusvalenza sui prezzi a cui era stata condotta l’ultima ricapitalizzazione un anno fa.
La parabola di Mps, a cavallo tra finanza, economia, politica, territorio, (ex) poteri forti domestici e nuovi poteri forti globali, da sempre è paradigmatica di vizi e virtù del sistema Paese, di quello che può e quello che ottiene sui mercati e dai regolatori. Dunque c’è da riflettere sul buon esito di questa semi-riprivatizzazione della banca più antica del mondo.
Dopo aver preso lezioni da tutti per anni, in questa fortunata puntata Mps ne suggerisce almeno tre.
La prima è sul valore del tempo e delle ristrutturazioni: nessuna causa è persa se il sottostante merita e lo sforzo è reale. Il vertice e la base azionaria di Siena oggi incassano il frutto dei sacrifici loro e di chi li ha preceduti, dentro e fuori dalla banca, nelle prime linee del management così come nella rete delle filiali.
La seconda lezione riguarda l’industria bancaria, il momento storico che sta attraversando e le ripercussioni sul credito. Con i tassi destinati a restare oltre il 4% almeno per altri sei mesi, prestare denaro resterà remunerativo a lungo.
Il terzo spunto riguarda le ambizioni in materia di privatizzazioni e di politica industriale. Il miliardo scarso incassato dalla cessione del 25% di Mps è il primo e più facile passo di quel piano da 20 miliardi di privatizzazioni inserito nella Nadef. Molto più difficile scorgere i prossimi ma, anche qui, se c’è una strategia la strada può essere in discesa”. Insomma, conclude Ferrando, “il buon esito del blitz su Siena rende l’Italia, e il Tesoro in modo particolare, un interlocutore un po’ più credibile di qualche tempo fa”
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