Il mercato cresce, ma le elettriche restano indietro.
Agosto ha segnato un incremento a doppia cifra rispetto al 2022 (+12%) confermando la ripresa iniziata un anno prima, un aumento trasversale che ha riguardato diverse tipologie di automobili (benzina, diesel e ibride), ma in misura marginale le full electric che rimangono il fanalino di coda.
Più di 41.000 unità nell’ultimo report (pari a +32%) possono sembrare un buon risultato, ma confrontate con i dati delle vetture tradizionali e con le ibride, sono un numero trascurabile.
La loro quota è infatti passata dal 3,5% al 3,9%, poca cosa.
Un campanello d’allarme, che risuona da mesi, e dovrebbe preoccupare chi scandisce i tempi della transizione ecologica, si legge su L’Economia del Corriere della Sera.
Riflettendo sulle scadenze fissate dall’Unione europea (solo auto elettriche dal 2035) questo basso ritmo di crescita appare preoccupante.
L’Italia resta in coda ai principali mercati europei dove l’incidenza dei modelli a batteria ha già superato il 10%.
Le ragioni sono ormai note e commentando il dato di agosto le ha ribadite il presidente dell’Unrae, l’unione dei costruttori esteri: “La situazione critica del mercato dell’elettrico, che contribuisce a non far decollare in Italia la transizione ecologica”, ha dichiarato Michele Crisci, “è generata da uno schema incentivi mal congegnato, che penalizza la clientela a causa di un price-cap ingiustificatamente abbattuto da 50 mila a 35 mila euro, che di fatto esclude le imprese limitandone la fruibilità al solo noleggio con bonus dimezzati”.
I dati sul ricorso ai bonus varati dal governo lo confermano: la proiezione a fine anno – sostiene l’Unrae – mostra un residuo complessivo di circa 316 milioni, pari al 55% dei fondi disponibili, che si sommerebbero ai 272 milioni avanzati dai 2022, per un totale non speso di circa 588 milioni.
Il tetto imposto ai modelli che possono usufruire degli incentivi è tra i motivi principali di questa lenta progressione.
Si contano sulle dita di una mano le auto con un prezzo di listino inferiore o pari a 35.000 euro; la maggior parte dell’offerta commerciale supera il price-cap e questa è l’altra faccia della medaglia.
“L’auto elettrica è una rivoluzione per ricchi”, ha dichiarato il presidente di Renault, Luca De Meo, rivelando una verità scomoda ma che in molti condividono: le auto elettriche costano ancora troppo.
Tra le altre ragioni che frenano gli acquisti di auto a zero emissioni spiccano le riserve degli automobilisti per una soluzione di mobilità che non risponde ancora alle loro necessità.
L’autonomia e la ricarica, con la scarsa disponibilità di colonnine che tocca molte aree del nostro territorio, sono le prime preoccupazioni insieme al prezzo d’acquisto.
In attesa di uno scenario migliore i possibili acquirenti si tengono la vecchia automobile.
I dati sulle radiazioni dal Pubblico registro automobilistico (Pra) diffusi dall’Aci e ripresi dal Centro Studi Promotor a sostegno di questa tesi, sono particolarmente eloquenti: nel 2019 le radiazioni annue furono 1.540.680.
Nel 2021 arrivarono a 1.491.281, ma nel 2022 sono precipitate a 1.051.834 e nel 2023 potrebbero scendere sotto quota 1.000.000.
La revisione della fiscalità per le aziende, auspicata dai costruttori e mai avviata, rappresenta un ulteriore freno: l’introduzione di aliquote differenziate sull’Iva, basata sull’emissione di CO2 (anidride carbonica), è una delle misure caldeggiate, insieme all’aumento della deducibilità dei costi dei veicoli di nuova immatricolazione, parametrati in base alle fasce di emissione di CO2, alla riduzione a 3 anni del periodo di ammortamento e a un aumento dei tempi per il completamento delle prenotazioni ecobonus (da 180 a 270 giorni, auspica l’Unrae).
La buona notizia per il settore, allargando l’orizzonte, è la previsione di una crescita che a fine anno, secondo il Csp, potrebbe toccare le 1.583.993 immatricolazioni, quindi con un incremento del 20% sul 2022.
un traguardo ancora distante dai livelli ante crisi, ma incoraggiante.
Un’ultima considerazione: l’indice Business Travel Trend di Uvet Business Travel – il polo italiano del turismo – ha rilevato un aumento di ben 37 punti nel car rental, rispetto al 2109.
Un altro segnale confortante in un quadro a tinte fosche.
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