Nel I trimestre torna a crescere il potere d’acquisto dei consumatori (3,1%), dopo la forte caduta della fine dello scorso anno (-3,7%). L’ammontare complessivo delle risorse delle famiglie è stato sostenuto dalla continuazione del buon andamento dell’occupazione, a fronte di redditi da lavoro pro-capite (e orari) quasi stagnanti. Ulteriore importante alimento per le disponibilità dei consumatori è venuto dai trasferimenti monetari netti dalla Pa. Decisiva per l’aumento del potere d’acquisto è risultata la netta frenata dell’inflazione che aveva, invece, eroso per tutto il 2022 i bilanci familiari, inducendo la marcata caduta negli ultimi mesi dell’anno.
Il quasi azzeramento della dinamica dei prezzi al consumo ha fatto sì che l’aumento del reddito disponibile nominale nel I trimestre si traducesse quasi interamente in crescita in termini reali. I consumi hanno riflesso solo in parte il rialzo di potere d’acquisto, dando luogo a un aumento della propensione al risparmio dopo i livelli minimi toccati a fine 2022. La quota di reddito accantonata dalle famiglie (7,6%) resta comunque inferiore a quella che in media veniva messa da parte prima della pandemia, riflettendo la prosecuzione del processo di smaltimento dell’eccesso di risparmio accumulato con i lockdown.
Questi dati sui redditi dei consumatori corroborano il positivo andamento dell’economia italiana nel I trimestre dell’anno. Ci si può attendere una loro prosecuzione nei mesi a seguire? Gli indicatori congiunturali evidenziano il forte colpo di freno subito dall’attività produttiva nei mesi primaverili. È una frenata che si origina nella manifattura e si estende alle costruzioni. Stretta monetaria, indebolimento del commercio mondiale e ridimensionamento degli incentivi edilizi ne sono alla base. Non sembra che ci sia ancora nella congiuntura corrente un effetto derivante da redditi più deboli.
Anzi, l’andamento favorevole dell’occupazione e la prosecuzione del rallentamento dell’inflazione dovrebbero confermare il buon trend del potere d’acquisto delle famiglie anche nel II trimestre. Il ritmo di crescita dovrebbe, tuttavia, decelerare rispetto ai primi 3 mesi. Resta poi un punto interrogativo su quanto di tale maggiore reddito le famiglie vorranno spendere, attenuandosi man mano le esigenze di smaltimento delle risorse liquide accantonate nella pandemia. Nel complesso i servizi potranno ancora beneficiare di questi andamenti, ma in misura più contenuta che a inizio anno. Resta, quindi, incerto che possano salvare il Pil dal concretizzarsi di un segno meno.
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