Nella storica vittoria dei laburisti britannici – commenta su Repubblica Claudio Tito – c’è una lezione e un piccolo spicchio di speranza.
Il populismo e la destra, nelle varie forme in cui si manifesta in Europa e nel resto del mondo, si può sconfiggere.
Ma serve un progetto politico.
Un disegno.
Gli slogan della demagogia nazionalista si possono fronteggiare solo con le idee.
Perché il terreno della propaganda e dell’istinto viscerale, per la destra è sempre quello più agevole.
È il suo habitat naturale.
Keir Starmer riporta la sinistra al governo della Gran Bretagna dopo quattordici anni.
Soprattutto dopo la Brexit.
Non c’è dubbio che i conservatori abbiano lasciato un Paese più povero e meno centrale.
L’addio all’Unione europea ha reso l’Isola ancora più isolata, avvolta nella nebbia di un passato potente che non è più reale.
È solo nostalgia e velleità.
Lo dimostrano quasi tutti i dati macroeconomici: il Regno Unito è cresciuto e sta crescendo meno dell’Ue.
Ma il nucleo della vittoria del Labour è un altro: aver proposto ai sudditi un percorso riformista.
Ecco, la parola riformismo stava scomparendo dal lessico della politica continentale.
Emarginata in un angolo della memoria.
Starmer l’ha riportata al centro del dibattito dimostrando che il fronte progressista — come ha spiegato in una recente intervista al nostro giornale — può sconfiggere il populismo solo in questo modo.
Tra le sue parole d’ordine figura il “centre ground”, che non è la semplificazione centrista ma la capacità di coinvolgere nel programma riformista ampi settori della popolazione e dell’elettorato.
Del resto, la ricetta radicale sottoposta al giudizio delle urne, ad esempio da Jeremy Corbyn, non ha dato risultati.
Che non si possono giustificare con il momento storico differente.
Non può essere un caso che a Downing street torni lui dopo Blair (a parte la parentesi di Gordon Brown).
Per saperne di più:

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Francia: le rivolte mettono a nudo l’impotenza della classe politica | L’analisi del Financial Times

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