I sindaci hanno bisogno di strumenti adeguati per governare sul loro territorio e «diventare i ricostruttori di un patto sociale che si è logorato». Lo sostiene Francesco Grillo, che avanza anche alcune proposte.
«È inferiore a 3000 euro lo stipendio netto mensile del sindaco di città importanti come Trieste o come Salerno che vanno al voto tra poche settimane (quello dei primi cittadini di Roma o di Milano arriva a quasi 8000 euro lordi, un livello che è, comunque, del 50% più basso delle indennità percepite da uno qualsiasi dei mille consiglieri che eleggiamo per governare le Regioni)», scrive sul Messaggero.
«Ai comuni che sono il primo terminale dello Stato nel rapporto con i cittadini» osserva «vanno meno di un decimo delle risorse che lo Stato dedica al proprio funzionamento ed è una percentuale che sta progressivamente diminuendo».
«Nel 2019, subito prima della pandemia, ai Comuni arrivavano meno di 63 miliardi di euro che è meno dei 67 che spendevano dieci anni fa. In primo luogo, dunque più possibilità finanziarie. Il Piano Nazionale di Resilienza e Rilancio alloca – secondo un’analisi del Think tank Vision – ben 36 miliardi di euro a 26 progetti che citano i comuni, le città metropolitane e l’Anci tra i soggetti attuatori».
«Manca, però, una regia complessiva. In secondo luogo, fanno bene i Sindaci a chiedere – con una sola voce – la revisione di un sistema che porta all’incriminazione di un primo cittadino anche nel caso in cui si chiuda male la porta di un edificio scolastico sulle dita di un adolescente».
«Tuttavia, è l’intero sistema di funzionamento dell’amministrazione e degli appalti che va rovesciato. Ciò che conta deve diventare solo il risultato. Infine, è la stessa struttura dello Stato a dover essere ripensata. A fronte di più risorse e poteri, gli enti locali devono accettare l’idea di buon senso che la dimensione minima di un Comune non possa scendere sotto i 5000 abitanti. Più della metà dei Comuni italiani servono meno di 3000 cittadini».
«In uno Stato che decida di adattarsi ad un secolo così veloce dovrebbero contare solo l’amministrazione centrale e quelle locali. Sono le elezioni locali a dimostrare che esiste ancora una domanda di partecipazione molto diffusa e confusa. È indispensabile non disperderla, armando i sindaci del potere e delle risorse per poter diventare i ricostruttori di un patto sociale che si è logorato».
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