Il Gran Teatro La Fenice testimone silente dei travagli della storia

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Siamo alla fine del Settecento, precisamente nel 1797, quando Napoleone invase la Serenissima Repubblica di Venezia, sancendone la fine, dopo più di un millennio di storia. La narrazione del “dramma finale” si può evincere dalle pagine di “Confessioni di un italiano”, di Ippolito Nievo. E con essa finiva con un mondo, che aveva raggiunto ed unito le parti più lontane dei luoghi di commercio del Mediterraneo.

Ma solo qualche anno prima, avvenne un evento che introdusse un elemento maestoso, che si protrae inalterato sino ad nostri giorni. Il riferimento è al 16 maggio del 1792, quando venne inaugurato il Gran Teatro La Fenice.

Tutto cominciò quando una società, denominata Nobile Società dei palchettisti, rimasta senza un teatro per vicende a noi ininfluenti, decise di costruirne uno nuovo. E per simboleggiare la propria rinascita, pose al teatro il nome dell’uccello capace di risorgere delle proprie ceneri, come narrato da Erotodo. Parliamo della fenice.

Per edificarlo emise un bando con precise disposizioni. E così vennero presentati 28 progetti, che messi ai voti, diedero risultato a favore dell’architetto Giannantonio Selva. Egli si era formato sullo stile classico e su quello degli architetti veneti del ‘500, soprattutto Andrea Palladio.
Selva optò per una costruzione continuativa con la linea urbana di Venezia. Una continuazione della sua narrazione. E se la forma del teatro è irregolare, è per via della costituzione del terreno a disposizione, un luogo disseminato di case di cui si dispose l’abbattimento.

I lavori di costruzione dell’edificio, durarono diciotto mesi e si conclusero nell’aprile del 1792. La sua inaugurazione avvenne nel maggio successivo, con “I giochi d’Agrigento” di Giovanni Paisiello. La bellezza del teatro era pari alla tradizione italiana in tal campo e si aggiungeva al San Carlo ed a La Scala, componendo un trittico di caratura mondiale.

La Fenice, ai suoi esordi, fu testimone dei travagli di un’epoca. Napoleone, che diede vita alla “campagna italiana”, come testè scritto, fece invadere la Repubblica dalle sue truppe. E si recò nella città lagunare per una visita. In tal occasione si allestì uno spettacolo nel teatro, che avvenne nel dicembre del 1807, con l’illustre ospite. La sala, per l’occasione, venne addobbata con i colori del nascente impero.

Ma con il trattato di Campoformio la Francia condivise il Nord Italia con l’arciducato d’Austria, a cui andò Venezia e tutti i suoi territori.
Dopo l’evento legato a Napoleone sorse l’esigenza di costruire un “palco reale” stabile. E si provvide ad affidarne la costruzione al pittore Giuseppe Borsari, che si occupava anche di ornamenti.

Dei grandi compositori Gioacchino Rossini fece ingresso a La Fenice nel 1813, con il suo “Tancredi”. Poi scrisse per il teatro due opere, tra cui “Semiramide”. Anche Vincenzo Bellini fece componenti per la Fenice, ovvero: “I Capuleti ed i Montecchi” nel 1830 e “Beatrice di tenda”, nel 1833. Poi venne il Donizetti, che omaggiò il teatro con tre opere: “Bellisario”, “Pia dei Tolomei” e “Maria di Rudez”.

Ma La Fenice non riuscì a mandare in scena Pia dei Tolomei, perché venne distrutta dal primo incendio che segnò la sua storia. Si parla del cattivo funzionamento di una stufa, che provocò la distruzione della sala e il conseguente crollo di parte della struttura.

La società che lo possedeva, si attivò immediatamente per la ricostruzione. Ancora una volta bisognava operare delle scelte. E l’attenzione ricadde sugli ingegneri Tomaso e Giovanbattista Meduna. Quest’ultimo, esperto di restaurazioni e ricostruzioni. Un anno dopo il teatro era pronto per l’inaugurazione, che avvenne con “Rosamunda in Ravenna” del De Lillo.
Ma all’orizzonte iniziava a comparire uno dei geni universali della musica: Giuseppe Verdi. E nel 1844 il grande maestro scrisse una delle cinque opere che gli saranno commissionate dal teatro veneziano: “Ernani”. Poi seguiranno: “Attila”, “Rigoletto”, “La Traviata” e “Simon Boccanegra”.
Con il fluire del tempo, si resero necessari vari restauri ed interventi. Questi avvennero dal 1854 al 1976, ma non ne mutarono mai la forma.

Nel 1930 viene ospitato il Primo Festival Internazionale di musica contemporanea, che avrebbe dato ulteriore lustro al teatro, donandogli delle rappresentazioni da ribalta internazionale.

Poi nel 1996 un rogo funesto ne squarciò le membra. Un nuovo devastante incendio investì la Fenice. E un eco mondiale di dolore si levò alto nei vari ambiti, dall’arte alle cronache giornaliere. L’incendio della Fenice turbò gli animi e partorì subito il motto: “com’era dov’era”.

La ricostruzione nasce sui progetti dell’architetto Aldo Rossi. E viene rispettato il canone della struttura originaria del teatro. Per tal guisa venne effettuata una rigorosa ricerca fotografica. Grazie alla nuove via di fuga il numero di posti salì da 840 a 1000.

Ci vollero anni per completare i lavori. E per omaggiare la riapertura de La Fenice, venne organizzata una settimana di eventi, che iniziarono il 14 dicembre del 2003.

Anche per questo teatro, il coronavirus ha effetti negativi significativi. Il Veneto è stata regione particolarmente colpita dalla pandemia. Il teatro veneziano dal 2 marzo si trasferisce in streaming sul canale You Tube. Alla fine di tal mese, il canale de La Fenice diventa il più seguito tra le fondazioni Lirico-sinfoniche italiane. Vengono posti a disposizione degli utenti, le rappresentazioni recenti di maggior successo. A maggio gli iscritti sono 60.000, 267.000 su Facebook, 51.000 su Instagram. Ma già si studiava un sistema per la riapertura. A luglio viene annunciata la programmazione fino ad ottobre. Concerti sinfonici e corali, lirica e spettacoli musicali.

Dal 26 ottobre nuovamente luci spente, sala e foyer deserti. Il Dcpm chiude le attività. Ed il teatro torna sul web. A novembre si trasmettono spettacoli in streaming. A dicembre viene lanciata l’iniziativa di due biglietti in platea al valore di uno, per uno spettacolo di lirica o per un concerto, programmato entro il 31 dicembre 2021. E per non privare il suo pubblico del concerto di Natale, il teatro propone un inedito spettacolo, sempre in streaming.

Sul suo sito compare scritto: “I due volti della bellezza – La Fenice è nata il 16 maggio del 1792 in occasione della Festa della Sensa, l’unione di Venezia con il suo mare. Da allora raccontiamo la storia della nostra città”. In tali frasi vi è candida poesia. Quella di un legame profondo tra l’arte ed una comunità.

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