Il Think Tank Quotidiano della Classe Dirigente

Andrea Gori (primario Malattie infettive Policlinico di Milano): «Variante Omicron: tra i sanitari picchi del 10%, ma c’è un’attiva sorveglianza»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email

La variante Omicron si fa strada anche tra i sanitari, arrivando a un 30% di contagi a Londra. Sono numeri che non possiamo permetterci, davanti ai quali «il nostro sistema andrebbe in tilt», ma «abbiamo buone ragioni per credere che non succederà». Lo sostiene Andrea Gori, primario di Malattie infettive al Policlinico di Milano, che spiega che in Italia al momento siamo «intorno al 5%, con punte del 10%, abbiamo un sistema di sorveglianza attiva molto efficace».

«Nelle aree critiche, quelle con pazienti particolarmente fragili, siamo sottoposti a un tampone alla settimana. Ogni 14 giorni nelle altre aree. Stesso discorso per le persone ricoverate», dice in un’intervista al Corriere della Sera. Oltre all’obbligo vaccinale che abbatte il rischio no vax, «tutti indossano costantemente mascherine Ffp2. E tutti hanno tre dosi. Questo alza di molto la protezione e abbassa la tempistica delle negativizzazioni. Nella prima ondata ho avuto colleghi bloccati a casa anche per due mesi. Ora è difficile che si vada oltre i 15 giorni. Per questo sarei favorevole, come avviene all’estero, a liberare i guariti prima dei 21 giorni attuali senza tampone», dice l’esperto. L’equilibrio negli ospedali resta «sottile. Con questa contagiosità basta un focolaio a far saltare un reparto».

Ma la pandemia «ci ha insegnato a essere fluidi. A cambiare i reparti con estrema rapidità. Ad adattarci. Se chiude un reparto, quello accanto rileva le urgenze». Da settimane «siamo allenati a coprire ogni assenza, che significa doppi turni, notti, guardie». Al di là del decreto che modifica le regole sulle quarantene, «le circolari interne già prevedevano che i contatti di positivi potessero venire a lavorare, ovviamente alzando il livello di sorveglianza e responsabilità».

Intanto, la pressione dei ricoveri aumenta. «Circa il 65 per cento sono persone non immunizzate. Per fortuna chi ha ricevuto almeno due dosi limita di molto gli effetti della malattia. Questo si legge anche con la sostanziale tenuta delle terapie intensive, ma con una crescita più marcata in area medica a bassa intensità». Il picco è atteso «fra un paio di settimane. Il problema è l’estrema contagiosità della variante Omicron». Adesso però «abbiamo armi nuove, come i monoclonali e i farmaci antivirali. Ma per mandare avanti le cure serve personale sanitario. Dobbiamo mantenere la guardia alta».

Per saperne di più:

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.