Le tensioni geopolitiche, con la conseguente impennata dei prezzi delle materie prime, hanno contribuito all’aumento delle pressioni inflazionistiche a breve termine, influenzando anche le abitudini di spesa delle famiglie italiane. Lo rileva un sondaggio anonimo di Gimme5, secondo cui il 54% dei rispondenti ha seguito con profonda preoccupazione gli avvenimenti internazionali degli ultimi anni.
Lo shopping è stata la prima voce di spesa ad essere tagliata, nel 50,8% dei casi, seguito dallo svago (47%), dai viaggi (42,2%), dalla formazione (8,5%) e addirittura dai beni di consumo primari (5,8%). Anche la propensione all’investimento ne ha risentito, con il 47,5% degli intervistati che ammette di aver ridotto gli investimenti per mancanza di risorse, e il 30,7% che dice di aver perso la fiducia nei mercati. Da qui, una maggiore diversificazione del portafoglio (secondo quanto riportato nel 30% dei casi), riducendo l’esposizione a settori specifici (10%) o il livello di rischio generale (8%) e, in alcuni casi, arrivando a disinvestire (12%).
Non sembra, invece, aver perso rilevanza l’attenzione alla sostenibilità, che è rimasta un tema importante (57%) o è diventata ancora più centrale (31%) per la maggior parte dei rispondenti. Faro, quindi, sull’educazione finanziaria e sulla tecnologia: la maggior parte del campione (34%) ammette di aver iniziato a investire solo dopo essersi adeguatamente documentata, il 28% dopo aver messo dei risparmi da parte e soltanto il 17% ha cominciato al raggiungimento della maggiore età. Per quanto riguarda il fintech, il 21% del campione afferma di aver iniziato a investire proprio grazie a queste soluzioni tecnologiche e, guardando al futuro, gli intervistati si dicono interessati ad accedere a strumenti di analisi degli investimenti sempre più sofisticati (46%), a maggiori opzioni d’investimento (45%) e ad approfondimenti di educazione finanziaria (27%).
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