Sul Corriere della Sera Goffredo Buccini si occupa del problema “sicurezza” partendo dalla recente storia etichettata sui media come «il linciaggio del Quarticciolo»: un episodio, osserva l’editorialista, che va molto oltre i confini della cronaca nera. Il pestaggio con il quale un manipolo di picchiatori autoctoni ha inteso punire un immigrato indiano che aveva tentato di scippare una novantenne è un’infamia in sé, naturalmente.
Ma i due veri protagonisti della vicenda, rimasti sullo sfondo, ci raccontano con tutt’altra urgenza l’incrocio di due mondi che ancora non riusciamo a gestire: l’anziana donna che, sbattuta a terra, ha rischiato la vita; e il suo aggressore, un consumatore abituale di crack, irregolare, senza dimora, senza età certa e addirittura senza identità plausibile, avendo dato alla polizia il nome di un campione di cricket del suo Paese, Arshdeep Singh. Il giovanotto, che ha miracolosamente riportato solo lesioni lievi nella bolgia, è stato condotto dopo le cure dal magistrato. Il quale, convalidatone l’arresto per rapina aggravata, l’ha subito lasciato andare infliggendogli nientemeno (!) che un divieto di dimora a Roma.
Singh, continuiamo a chiamarlo così, è dunque svanito nel nulla. Il 2 novembre dovrebbe essere processato a piede libero, la sua contumacia appare probabile, la reiterazione di micro-reati che possono sfociare in drammi non sembra certo da escludere. La sua storia e quella della sua anziana vittima ci rammentano ciò che avevamo deciso di dimenticare, causa emergenze maggiori come Covid e guerra: l’esercito degli «invisibili» e la sicurezza nei nostri ghetti urbani.
Gli invisibili si trovano nella prassi quotidiana spinti al microcrimine e alla schiavitù. Un altro mezzo milione di persone, per lo più italiani, vive accanto a loro, in contesti di degrado assoluto. Il tema incrocia questione quindi migratoria e questione urbana. Il soggetto più debole nella storia del Quarticciolo è senz’altro l’anziana signora scippata. Lo scippatore Singh è in parte una vittima, a sua volta. Ma mandarlo a spasso, lavandosene le mani, è peggio che un crimine, è un errore.
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