Su Repubblica Walter Galbiati commenta gli “allarmi” sui ritardi del Pnrr lanciati ieri dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, e dal commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni.
“Lo hanno detto senza troppi giri di parole: non possiamo permetterci il lusso di perdere gli investimenti del Pnrr.
Già a fine anno – spiega Galbiati – il governo aveva dovuto correre per centrare gli obiettivi 2022 coi quali sarebbero dovuti arrivare a febbraio 19 miliardi di euro.
Il ‘sarebbero’ è d’obbligo perché la Commissione Ue ha per il momento congelato i pagamenti perché il decreto del 14 febbraio scorso di attuazione del Pnrr non è stato convertito e la nuova Unità di missione che avrebbe dovuto governare il piano non è ancora stata costituita, si dice per lotte di potere all’interno del governo.
Devono essere assunte 60 persone, ma non è stata nemmeno avviata la selezione.
Di fatto quei miliardi che dovevano arrivare entro fine febbraio sono ancora sospesi e un eventuale ritardo rischia di compromettere i prossimi obiettivi del Pnrr previsti per giugno e, a cascata, come un treno che accumula ritardi di stazione in stazione, anche quelli di fine anno, che complessivamente valgono 34 miliardi.
Il campanello di allarme di Visco e Gentiloni suona forte e non suona a caso.
«Le riforme» contenute nel Pnrr «sono essenziali e vanno attuate.
Sono complementari agli investimenti privati» perché l’Italia «ha bisogno di investimenti delle imprese italiane e dall’estero», ha sollecitato Visco, a cui ha fatto eco Gentiloni: «In Italia si presta attenzione al Ponte sullo Stretto e alla flat tax ma c’è un problema di estrema attualità che è il Pnrr».
Col Pnrr l’Italia si gioca la crescita del 2023 le cui previsioni oscillano tra lo 0,6 e lo 0,8%, nelle migliori delle ipotesi.
Si stima che l’impatto del Piano possa essere intorno allo 0,5%, il che significa che attuarlo o meno è il discrimine che separa crescita e recessione.
E al momento si ha il sentore che qualcosa stia andando storto”.








