“I russi hanno commesso un doppio errore. Hanno sopravvalutato la loro forza e sottovalutato quelle degli ucraini. Per questo credo e spero che l’offensiva si fermerà presto. Gli echi della guerra si sentono vicini, questo genera apprensione nei cittadini mentre noi abbiamo la necessità di riorientare il dispositivo militare”. Così in una intervista a La Repubblica l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, Capo di Stato Maggiore della Difesa.
“Questa è una guerra di tipo nuovo, in cui le armi convenzionali sono accompagnate da strumenti innovativi come incursioni cyber. La guerra impone cambiamenti rapidi. Li stiamo facendo ad esempio nella gestione degli aerei F35B e della forza da sbarco”, spiega l’ammiraglio.
Riguardo gli F35B “solo trenta saranno della versione a decollo corto: 15 della Marina e 15 dell’Aeronautica. Bisogna mettere a fattore comune questi trenta aerei, perché insieme possono esprimere una deterrenza significativa”, mentre nascerà un coordinamento tra lagunari dell’Esercito e brigata San Marco della Marina in stile marines italiani: “Sono al top. Quello a cui stiamo lavorando è una catena di comando snella ed esercitazioni comuni per farli agire insieme. Così ci saranno 1.500, forse 1.700 militari pronti a intervenire rapidamente dal mare”, prosegue Cavo Dragone.
Altro obiettivo sarà armare i nuovi sottomarini con missili cruise: “Quello che abbiamo visto in Ucraina mi rende ancora più convinto. Un mezzo subacqueo di cui non si conosce la posizione, ma che può colpire bersagli di alto valore strategico, ha un peso di deterrenza in una crisi, in un confronto o in una negoziazione”, conclude il Capo di Stato Maggiore, ricordando infine nella crisi ucraina “la rilevantissima importanza che il dominio cyber ha avuto nelle fasi preparatorie e nella condotta delle operazioni militari: in questo settore la Difesa non può che avere un ruolo di centralità assoluta”.
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