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Giuseppe Busia (presidente Autorità anticorruzione): «Dobbiamo andare avanti con la digitalizzazione dei pagamenti»

Il mercato non richiede di alzare il tetto del contante, “perché oltre certi importi ormai non si paga più cash, a meno che non si tratti di attività illegali o di economia sommersa”.

Lo dice in un’intervista a La Stampa il presidente dell’Autorità anticorruzione, Giuseppe Busia, che mette in guardia dal rischio “di rivedere di continuo le soglie, posto che le imprese negli anni hanno fatto degli investimenti sui pagamenti digitali per attrezzare i loro sistemi, a partire dall’utilizzo dei pos, e ora sarebbe utile una stabilità normativa, anche per sfruttare l’investimento fatto”.

Comunque “occorre andare avanti con la digitalizzazione dei pagamenti per tutti, compresa la pubblica amministrazione – aggiunge – senza pensare ovviamente di abolire il contante che resta pur sempre utile per le transazioni più piccole o per andare incontro alle abitudini delle persone più anziane”.
Busia segnala “alcune evidenze scientifiche.

La prima riguarda la diffusione dei pagamenti elettronici: sebbene durante la pandemia questi siano cresciuti, siamo ancora indietro. Stando ad uno studio della Bce, l’Italia è sotto la media europea”.

Il bisogno del mercato “di pagare in contanti si riduce al crescere della cifra. In pratica, tanto più si alza la cifra, tanto meno il tetto è richiesto perché la gente, oltre certi importi, normalmente usa sempre di più la moneta elettronica”.

La fissazione di un tetto “non riduce la corruzione in quanto tale, perché le tangenti sicuramente non si pagano con contributi tracciabili”.

Però, “dal punto di vista scientifico – sottolinea Busia – ci sono studi della Banca d’Italia, ma anche di altri soggetti, che evidenziano come tanto più cresce il tetto nell’uso del contante e tanto più, a parità di altre condizioni, si ha un incremento dell’economia sommersa, del lavoro nero e dell’evasione fiscale”.

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