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Giovanni Tria, ex ministro Economia: “No a una politica fiscale troppo espansiva: bisogna contenere i danni del Superbonus” | Lo scenario

“In questo momento una politica fiscale troppo espansiva non avrebbe alcun effetto reale sulla crescita.

Dal punto di vista della reputazione avrebbe avuto anzi un effetto negativo.

Teniamo presente che il governo si trova ad affrontare una doppia morsa, quella di una recessione globale e quella causata da un provvedimento che considero eversivo e criminale portato avanti dal governo Conte 2: il Superbonus».

Così Giovanni Tria, ex ministro dell’Economia e delle Finanze durante il governo gialloverde di Giuseppe Conte, e poi consigliere del ministero dello Sviluppo Economico sotto il governo di Mario Draghi, intervistato da Leonardo Di Paco per La Stampa del 28 settembre, promuove la cornice dell’esecutivo che definirà la prossima legge di bilancio.

Il governo parla di una Nadef fatta con ragionevolezza. È d’accordo?

«La Nadef ha dato previsioni di crescita del deficit e del debito.

Sulla crescita le previsioni vengono riviste ogni tre mesi, per cui sarà il tempo a dire se le cose sono state fatte per bene.

Per il resto mi sembra che il governo abbia tenuto fede all’idea di fare una legge di bilancio prudente.

Credo che abbia tenuto il deficit più basso che poteva».

La scelta di ricorrere a più deficit va letta come un segnale politico coraggioso?

«Più che altro è un atto politico molto corretto, nel senso che i dati sono talmente ristretti che l’aggiunta di una politica fiscale più espansiva non avrebbe avuto l’effetto maggiore sulla crescita di quello che si può avere aumentando la propria reputazione.

Dobbiamo riconquistarci la fiducia dei mercati finanziari e degli investitori nazionali ed esteri».

Cercare di stabilizzare i conti è quindi la scelta più giusta?

«Assolutamente sì. Anche perché in un contesto recessivo come quello attuale i margini, se si fosse presa una strada alternativa, si sarebbero rivelati del tutto inefficaci».

Il debito, però, non diminuisce come auspicato. Davvero il Superbonus, come dice il ministro Giorgetti, è la causa principale di questa situazione?

«Il governo Meloni si è trovato di fronte alle conseguenze di una politica economica e di bilancio che io considero eversiva e criminale portata avanti dal go verno Conte 2.

Il Superbonus ha creato una voragine nel bilancio dello Stato, anche per gli anni a venire».

Addirittura eversiva e criminale?

«Assolutamente sì perché contraddice alle regole di fondo, italiane ed europee, di bilancio e di unione monetaria».

In che senso?

«Di fatto ha creato una sorta di moneta fiscale, per questa ragione la considero una scelta politica scellerata.

Il governo di Mario Draghi ha tentato di frenare e di correggere la misura, ma non è bastato.

In queste condizioni la scelta principale dell’attuale governo è stata quella di presentare l’Italia come un Paese degno di reputazione e di fiducia da parte dei mercati».

Il Paese rischia ancora un attacco dei mercati o adesso può stare più tranquillo?

«La Nadef è solo il primo passo, vedremo la legge di bilancio.

Mi preme però ricordare che la partita non si gioca tutta con la legge di bilancio.

Molto dipenderà dalla crescita che solo in parte può essere governata dalla politica economica del Paese.

C’è però un altro fattore che gioca a sfavore del governo».

Quale?

«L’inflazione. In una prima fase aiuta il bilancio pubblico, sia perché “gonfia” il Pil nominale, sia perché aumenta le entrate.

Poi però arriva la botta, che è quella del costo delle spese dell’amministrazione pubblica.

Ora siamo nella fase in cui c’è un impatto negativo dell’inflazione sul bilancio pubblico.

Questo pesa perché rende necessari interventi di sussidio alle famiglie più povere e anche perché tutta la parte di uscite del bilancio ne viene influenzata.

È come fare un taglio lineare sulla spesa pubblica».

Col governo che punta tutto sulla credibilità nei mercati internazionali è lecito aspettarsi il rinvio delle regole del Patto di stabilità?

«Questo non è automatico, molto dipenderà dalla capacità di negoziato del Paese.

Certo, adesso ci possiamo presentare all’Europa molto più affidabili».

Le privatizzazioni possono essere un modo efficace di fare cassa?

«Sulle privatizzazioni è molto importante capire in che modo si fanno e il messaggio che trasmettono.

Se servono a dare fiducia ai mercati, perché no.

Anche perché i soldi finiscono in fretta mentre se fatte in un certo modo possono anche innescare un effetto più duraturo».

E la tassa sugli extraprofitti delle banche?

«Vedremo quale sarà il testo finale della legge, diciamo che il ministro Giorgetti ha deciso di recuperare terreno su un provvedimento sconsiderato e presentato male che non avrebbe portato gettito rilevante ma, anzi, avrebbe potuto creare un danno non irrilevante al sistema bancario, non solo italiano ma internazionale.

Non dimentichiamoci che gli azionisti delle banche italiane sono anche azionisti internazionali».

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