Anche se “siamo arrivati al voto come peggio non avremmo potuto” Giovanni Orsina invita a “tenere sotto controllo l’isteria e il catastrofismo” e a sperare che “questa campagna elettorale si dimostri più seria del modo in cui è cominciata”.
“La destra italiana – scrive Orsina sulla Stampa – è poco seria dal 1994, e si fatica a sperare che rinsavisca oggi. La poca serietà di Berlusconi, in realtà, rappresenta da sempre parte integrante del suo messaggio.
Salvini sembra aver ereditato il dadaismo del Cavaliere, ma con un’aggiunta di radicalismo che lo rende meno lieve.
Meloni non condivide la leggerezza dei suoi compagni d’avventura ma un problema di serietà si pone anche per lei, pur se in forma diversa.
A farla breve: la politica italiana ha qualche spazio di movimento, ma non può avventurarsi al di fuori di un perimetro ben preciso, un triangolo fatto di lealtà atlantica, volontà di partecipare costruttivamente alla vita dell’Ue, determinazione a non destabilizzare l’euro.
Potremmo chiamarlo, appunto, «perimetro della serietà», perché non è serio raccontare agli elettori che se ne possa prescindere.
Berlusconi, Salvini e Meloni, in forme differenti, hanno tutti e tre gettato un occhio al di fuori di quel perimetro.
La prova di serietà che si chiede loro è che da qui al 25 settembre dissolvano ogni dubbio su tutti e tre i lati del triangolo. Il Pd e le forze centriste sono invece interamente all’interno del perimetro della serietà.
Il loro problema è che danno l’impressione di voler fare ben poco oltre a stare immobili al centro del poligono, e paiono pensare che garantire di restarci sia condizione non soltanto necessaria ma anche sufficiente del loro fare politica.
La serietà, così, è diventata fine a sé stessa, un mezzo di conservazione del potere. E, infine, uno strumento di delegittimazione della destra.
Tutto questo – conclude Orsina – ha contribuito all’isterismo e al catastrofismo dei quali si diceva sopra, e al rischio che l’Italia si trovi intrappolata in una profezia di sventura che si autoavvera”.
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