“L’ondata di interesse delle ultime settimane per i titoli di Stato italiani è una conseguenza della ritrovata stabilità sul piano politico e nella resilienza mostrata dall’economia del Paese, ma ciò che più conta è che è destinata a proseguire anche nel resto del 2024”.
Lo ha detto al Sole 24 ore l’ad di Banca Generali, Gian Maria Mossa, spiegando che si tratta di un “processo di normalizzazione in atto nei portafogli degli investitori in un contesto di maggior fiducia” ed è quindi pronto a scommettere sulla continuità dei flussi appena visti.
Il banchiere ha poi sottolineato che in “un momento in cui si avverte una rinnovata credibilità nei nostri confronti sarebbe opportuno riuscire a porre la stessa enfasi che vediamo sul debito pubblico anche sul mercato dei capitali e su come far affluire risorse verso la piccola e media impresa.
Servirebbe anche a dare continuità a questa ripresa di fiducia che si avverte”.
La necessità di mettere in contatto l’enorme risparmio privato italiano con l’economia reale riemerge periodicamente, finora con risultati alterni.
Secondo Mossa “il problema delle Pmi quotate risiede sostanzialmente nella scarsa liquidità dei loro titoli e non può essere risolto semplicemente dal retail, ma occorrono interventi delle istituzioni.
Se metto insieme iniziative come il Manifesto di Borsa Italiana, l’impegno della Cdp o l’aggiornamento del piano Consob che inserisce il mercato dei capitali fra le priorità non posso fare a meno di pensare che si stia creando il giusto “rumore di fondo” positivo per sfruttare il momento. Oltre alla generale volontà politica servono però iniziative concrete a livello legislativo”.
Quando si pensa ai vantaggi fiscali, ha aggiunto, “occorrerebbe anzitutto equiparare le società quotate illiquide con quelle non quotate.
Se si impiega denaro su Pmi innovative si ha una deducibilità immediata del 30% indipendentemente dall’esito finale dell’investimento, mentre nel caso di investimento azionario anche in aziende innovative quotate ci si può avvantaggiare soltanto di sgravi sull’eventuale plusvalenza a fine periodo in logica Pir.
Le situazioni però non sono molto diverse fra loro e la distinzione non andrebbe a mio avviso fatta fra quotato e non quotato, ma in base alle dimensioni delle imprese: occorrerebbe equipararle e dare in entrambi i casi la percezione dell’immediatezza del beneficio fiscale estendendo l’agevolazione per esempio ad aziende virtuose nell’ambito della sostenibilità o a settori considerati strategici per il nostro Paese”.
Se arrivasse più liquidità sulle small cap “si avrebbero anche i volumi necessari a giustificare l’attenzione e gli investimenti degli asset manager e dei distributori su questo segmento.
Più in generale, credo il sistema paese si stia muovendo nella direzione giusta: siamo vicini alla svolta, ma è necessario un ulteriore sforzo per percorrere l’ultimo miglio.
A volte, quando il terreno è molto fertile, basta una semplice iniziativa per far scoccare la scintilla.
Anche l’industria del risparmio può fare la propria parte, dialogando sia con la clientela, sia con le istituzioni per trovare le soluzioni che possano avvicinare anche gli investitori privati oltre che gli istituzionali”, ha proseguito.
A proposito di risparmio gestito, l’anno scorso non è stato semplice.
“Non era facile uscire da una performance negativa su tutti i fronti come quella del 2022, ma quando guardo i risultati di Banca Generali vedo comunque che oltre il 30% dei 5,8 miliardi raccolti nel 2023 sono stati destinati alle gestioni patrimoniali e alla consulenza evoluta, quindi verso servizi di investimento a valore aggiunto, e non posso certo dire sia stato un anno negativo.
Mi aspetto un proseguimento della tendenza alla normalizzazione vista durante l’ultima parte dell’anno e un 2024 ben diverso in termini di asset mix”, ha continuato Mossa.
Alla domanda se teme che l’appetito per i tassi si traduca in ulteriori afflussi verso il risparmio amministrato, “il fatto che i rendimenti dei bond abbiano recuperato i livelli di un tempo favorisce anche il ritorno del concetto di diversificazione nei portafogli e penso che questo sia positivo per il risparmio delle famiglie e per l’industria del gestito, che può riprendere a fare il proprio mestiere”, ha spiegato il manager.
“Credo che sia stato anche corretto cogliere l’opportunità del rialzo dei tassi per parcheggiare in attesa il denaro, in un contesto difficile di paura e ansia per questioni economiche e geopolitiche.
La normalizzazione avverrà in modo graduale, ma ci sarà, perché gran parte del denaro è stato impiegato su scadenze brevi, massimo 12-18 mesi, e tornerà a disposizione presto.
Indirizzarlo nella direzione giusta richiede da parte nostra innovazione di prodotto e continua focalizzazione sul servizio di consulenza”.
Quanto agli obiettivi di Banca Generali, “alla fine dello scorso anno gestivamo masse per oltre 92 miliardi e siamo fiduciosi di raggiungere nel 2024 il target fissato a quota 100 miliardi dal piano industriale.
Un aiuto arriverà anche dalle attività che stiamo sviluppando in Svizzera, dove siamo stata la prima banca italiana a ottenere una licenza dal 2009.
L’impegno sarà in questo caso duplice: garantire ai clienti italiani la possibilità di diversificare il booking center dei depositi, riportando in Italia relazione e servizi di investimento, e fornire ai locali l’intera gamma dei servizi già presente nel nostro Paese”, ha concluso.
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