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Gian Carlo Caselli (La Stampa): «Il conflitto magistratura-politica può risolversi con il progetto Bonafede»

“In Italia (dai primi anni Novanta del secolo scorso in poi) si riscontra però una pessima anomalia: l’ostilità verso la giurisdizione, il rifiuto del processo e la sua gestione come momento di scontro da parte di inquisiti ‘celebri’”.

Così Gian Carlo Caselli sulla Stampa ricordando che, “in altre parole, una strategia di difesa ‘dal’ processo anziché “nel processo”, che non ha nulla a che vedere con un sistema di stretta legalità. Le critiche, sempre assolutamente legittime, sono cosa ben diversa dalla proclamazione di concetti tipo ‘una sentenza non può valere di più del voto di milioni di italiani… gli interventi giudiziari contro gli eletti sono eversione della democrazia’ e via salmodiando.

Un coro di pregiudizi ostili inaugurato una trentina di anni fa dal presidente Berlusconi e dai suoi epigoni, ma praticato anche da altri fino ad oggi. Intendiamoci: Il ‘primato della politica’ è incontestabile: il governo della società e il motore del vivere giusto possono stare solo in azioni politiche e non in provvedimenti giudiziari. Ma tale primato non significa soggezione della giurisdizione. Questo principio è stato in modo esplicito abbandonato dalla nostra Costituzione.

Ne deriva – scrive l’editorialista – che l’indipendenza della magistratura e l’obbligatorietà dell’azione penale servono al consolidamento della democrazia, anche quando provocano conseguenze che certi politici considerano negative, soprattutto se sono portati a valutare e discutere gli interventi giudiziari col metro dell’utilità e dell’interesse anziché con quello della correttezza e del rigore. Il conflitto magistratura-politica, oltre a riproporsi puntale come le stagioni – quelle di una volta… -, assume poi declinazioni che riguardano problemi specifici, come le ‘porte girevoli’.

Il progetto Bonafede (del quale si è discusso, pare, un parziale recupero) prevedeva norme rigorose. A mio avviso questa linea draconiana è quella giusta e soprattutto necessaria. Piuttosto, per non essere accusati di usare due pesi e due misure, il problema delle ‘porte girevoli’ – conclude – andrebbe affrontato anche per i magistrati amministrativi, non soltanto per gli odiosi magistrati ordinari”.

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