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Gian Antonio Stella (Corriere della Sera): «Per salvare il Po servono i nostri sacrifici»

Aiutiamo il Po in secca. L’invocazione di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera per il nostro grande fiume. Ma quanti sacrifici siamo disposti a fare per salvarlo? Bastano le foto sulle prime pagine per capirne l’agonia. Mai vista una secca così dal ‘52.

I dati diffusi, a partire da quelli dell’Autorità di Bacino del Po, sono noti. Crisi idrica in oltre 125 comuni, viavai di autobotti, portata d’acqua precipitata da 450 metri cubi al secondo a poco più di 300, crollo del 40% del Pil dell’agricoltura, pescatori in crisi nel Delta anche per il voracissimo granchio blu, paura d’un caldo torrido e conseguente invasione di macro alghe che potrebbero asfissiare le vongole…

Passerà la nottata? Il rischio è che molti s’illudano che questa secca possa esser passeggera. E destinata a essere cacciata via, prima o poi, dal ritorno delle precipitazioni assenti da oltre quattro mesi. Magari, piovesse! In realtà, spiega Stefano Mariani dell’Ispra, la situazione va peggiorando da tempo.

Tra il trentennio 1920-1950 e il trentennio in cui viviamo, ad esempio, la siccità estrema è cresciuta al punto che l’acqua a disposizione in Italia è calata del 19%. E rischia di andare peggio nel futuro. Tanto che nell’ipotesi più pessimistica degli scienziati l’afflusso di acqua potrebbe ridursi nel 2100 del 90%. Un incubo.

E torniamo al tema: poiché è obbligatorio cambiare tutto assumendo ciascuno una parte di responsabilità, quali sacrifici siamo disposti a fare? Ognuno faccia la sua parte. A cominciare da chi fa le leggi.

E deve imporre una svolta. Tanto più che, angosciati come siamo dalla guerra in Ucraina, dobbiamo ricordarci che le crisi idriche, si legge negli ultimi rapporti Onu sul World Water Development, hanno portato alla drammatica moltiplicazione delle guerre per l’acqua, salite recentemente a 263.

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